Piatti e forchette in bioplastica per le feste in onore della Regina

Nessun oggetto usa e getta in plastica sarà più ammesso in una circostanza promossa ufficialmente dal Regno Unito, anche all'estero.

Piatti e forchette in bioplastica per le feste in onore della Regina

 

Da un paio di mesi tutti gli eventi ufficiali che coinvolgono la regina Elisabetta all’estero sono caratterizzati dall’attenzione all’ambiente. Piatti, sottopiatti, vassoietti, pellicola alimentare, posate e bicchieri per i party in onore di Sua Maestà devono infatti essere solo in bioplastica.

Come è accaduto recentemente all’ambasciata britannica a Roma, che per il Queen’s Birthday Party si è affidata a prodotti riciclabili. Ma il nuovo corso, che segue le iniziative del governo May sull’inquinamento da rifiuti plastici, non riguarda solo gli eventi che hanno a che fare con la famiglia Windsor. A promuoverlo, infatti, è stato il Foreign Office, che ha deciso che tutte le rappresentanze diplomatiche del Regno Unito debbano applicare la politica “plastic free” soprattutto per quanto riguarda i single-use products (Sup).

Quindi nessun oggetto usa e getta in plastica sarà più ammesso in una circostanza promossa dal Regno Unito. Nei diversi paesi saranno scelti dei partner ad hoc. In Italia, ad esempio, sarà la Novamont a proporre alternative sostenibili ai manufatti in plastica. Con il marchio Mater-Bi, Novamont produce e commercializza una famiglia di bioplastiche, biodegradabili e compostabili, ottenute grazie a tecnologie proprietarie nel campo degli amidi, delle cellulose, degli oli vegetali e delle loro combinazioni, usate in tanti ambiti della vita quotidiana.

Ma l’attenzione all’ambiente del Regno Unito non si limita a questi eventi di rappresentanza. In laboratorio si stanno studiando nuove bioplastiche, che derivano da paglia, scaglie di legno e avanzi alimentari. L’approccio è innovativo. I ricercatori vogliono creare dei batteri geneticamente modificati che mangino il legno e le altre fibre vegetali producendo agenti chimici utili all’uomo per realizzare plastiche. Che, rispetto a quelle prodotte adesso, sarebbero meno inquinanti e biodegradabili, con un vantaggio immediato per gli oceani e in generale per l’ambiente, minacciati dalla presenza di plastica non differenziata, che viene abbandonata ovunque.

A promuovere le ricerche di questo genere nel Regno Unito sono diverse aziende tra cui, ad esempio, Biome Technologies, che negli ultimi cinque anni ha investito oltre cinque milioni di sterline nelle indagini compiute in laboratorio. Il primo obiettivo saranno le bottiglie di plastica. L’idea è quella di arrivare nell’arco di cinque anni a usare ventimila tonnellate di bioplastica, quando al momento solo qualche migliaio di tonnellate viene sfruttata contro i milioni di tonnellate di plastica tradizionale.

La chiave di volta potrebbe essere il Rhodococcus, batterio che mangia la lignina, componente essenziale del legno. Il professor Tim Bugg, che lavora per la Warwick University e collabora con Biome Technologies, sta mettendo a punto un batterio modificato che mangiando il legno, come di norma fa, produca appunto elementi chimici utili a produrre bioplastiche. Residuo della lavorazione della carta, la lignina potrebbe dunque rappresentare una fonte primaria per le bioplastiche future. Destinate a proteggere l’ambiente, come già fa il Mater B ai ricevimenti in ambasciata. In onore della Regina Elisabetta, ma non solo.

Caterina Belloni


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito