Osborne “Brexit costerebbe £4.300 l’anno a famiglia”

Il Ministero del Tesoro ha calcolato l'impatto di una vittoria del No all'Europa sulle tasche dei cittadini britannici. Soffre la sterlina, valutata 1.26 euro.

Osborne “Brexit costerebbe £4.300 l’anno a famiglia”

 

Il Ministero del Tesoro britannico ha messo in luce i rischi del referendum, con un dossier pubblicato due giorni fa. Il quadro dipinto dai tecnici di Osborne in caso di Brexit, è preoccupante: riduzione del Gdp, crollo delle esportazioni, minori investimenti dall’estero. La sintesi: “Fuori dall’UE le famiglie britanniche dovranno spendere £4.300 in piú l’anno”. Un messaggio che punta a sostenere la posizione del Governo: l’economia britannica ha bisogno che il Regno Unito rimanga nell’UE.

Nella giornata di ieri Mark Carney, il governatore della Bank of England, ha ribadito la sua posizione contraria al Brexit.  Davanti ad un comitato per gli affari economici alla House of Lords per discutere della situazione finanziaria del paese, il governatore ha difeso il suo intervento precedente pro-EU, affermando che la banca centrale ha il dovere di analizzare il rischio di una possibile uscita dall’Europa, e offrendo supporto all’analisi di Osborne. Carney ha concluso facendo notare come alcuni effetti negativi del referendum si stiano già manifestando, ad esempio il crollo del valore della Sterlina. La moneta britannica, che a Dicembre ha toccato 1,43 sull’Euro, oggi ne vale 1,26.

I mercati azionari hanno toccato nuovi massimi per il 2016, seppur rimanendo su valori lontani dai massimi degli ultimi anni.  In Italia il FTSE MIB è al di sopra dei 18.300 punti per la prima volta dall’inizio del mese, mentre il FTSE 100 a Londra è appena sotto quota 6.400 per la prima volta da dicembre. Maggio solitamente da’ il via ad un periodo poco favorevole alle borse.  I dati macroeconomici confermano l’inflazione vicina allo zero sia in Italia che in Gran Bretagna, mentre i salari medi nel Regno Unito frenano la salita, fermandosi a +1,8% su base annuale bonus inclusi.

Sul fronte petrolifero, da segnalare la mancanza di un accordo sulla produzione. Alcuni dei maggiori produttori di petrolio si sono incontrati nel weekend a Doha per discutere un possibile congelamento delle quantità estratte giornalmente. Proprio nel momento in cui sembrava potesse raggiungersi un accordo, l’Arabia Saudita si è tirata indietro, non volendo impegnarsi vista la non partecipazione dell’Iran, quinto produttore mondiale. Il prezzo dell’oro nero ha aperto la settimana in deciso ribasso, sotto i 40 dollari al barile, per poi recuperare grazie alle incertezze sulla produzione derivanti da uno sciopero dei lavoratori del settore in Kuwait.

Federico Lago

Londra, 20/4/2016