L’inquinamento è “il nuovo tabacco”. A Londra iniziative per contrastare le morti precoci

In alcune scuole gli alunni hanno iniziato a indossare le mascherine e siepi più alte per bloccare i gas di scarico

L’inquinamento è “il nuovo tabacco”. A Londra iniziative per contrastare le morti precoci

 

Molti pensano si tratti dei tumori, delle malattie cardiache, ma in vetta alla classifica delle principali cause di morte si trova anche l’inquinamento.

In base a un’indagine condotta di recente dall’Energy Policy Institute dell’università di Chicago, infatti, l’inquinamento è la prima singola causa di morte e le polveri sottili riducono in media di poco meno di due anni le aspettative di vita delle persone.

La ricerca ha valutato i gas prodotti dalle automobili e dalle industrie e ha stabilito che in diverse parti del mondo particolarmente vittime dell’inquinamento, come ad esempio la Cina o l’India, la vita si accorcia anche di più, fino a sei anni in meno.

Secondo gli scienziati, che hanno analizzato mappe di inquinamento e aumento delle malattie causate dai gas e delle polveri sottili, l’aria malata che si respira riduce le aspettative di vita più del tabagismo e persino dell’Hiv.

Una constatazione che sembra rendere irrilevante l’impegno dei singoli individui, visto che se anche non fumano, mangiano sano e fanno diecimila passi al giorno, poco possono contribuire a ridurre gli effetti dell’aria inquinata che respirano.

La ricerca americana ha messo a punto un nuovo parametro, chiamato air quality life index (AQLI), che indica quanto più a lungo una persona vivrebbe se l’aria del luogo dove risiede rispondesse alle indicazioni di accettabilità definite dall’Organizzazione mondiale della sanità.

In India la gente vivrebbe quattro anni in più se si rispettassero questi criteri, mentre in America un terzo della popolazione abita in zone dove l’aria malata si porta via in media un anno di vita.

Nel Regno Unito la riduzione è più bassa ma a Londra la situazione è in media sui quattro mesi. A livello mondiale, infine, la media è di un anno e otto mesi in meno, superiore a quella del tabacco, che si attesta su un anno e 6 mesi, mentre il consumo di acqua impura accorcia la vita di sette mesi e l’Aids solo di quattro mesi. Persino il terrorismo è meno preoccupante, visto che la riduzione di vita media è di soli 22 giorni.

A lanciare un allarme in questo senso era stata anche l’Organizzazione mondiale della sanità, che nelle sue statistiche segnala come ci siano sette milioni di morti premature ogni anno, determinate dall’esposizione all’inquinamento.

Un numero che sembra elevatissimo, ma appare banale se si aggiunge che ci sono miliardi di persone che subiscono danni gravi e in generale il 90 per cento della popolazione è esposta a un’aria malsana.

In una dichiarazione al quotidiano Guardian di qualche mese fa, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione, aveva etichettato l’inquinamento come “il nuovo tabacco”, indicando nei bambini le vittime principali.

Anche per questo probabilmente le scuole londinesi hanno avviato una serie di iniziative per cercare di proteggere i propri allievi. La Rotherhithe primary school di Southwark, ad esempio, ha acquistato delle mascherine, da indossare nel playground.

Oltre una decina di altri istituti di Londra, invece, hanno comperato purificatori per l’aria, chiedendo contributi alle famiglie, in modo che i bambini trascorrano le ore di studio in un ambiente dove l’aria non li avvelena.

Ancora, qualche scuola ha deciso di installare siepi alte come muraglie per cercare di tenere lontano i gas di scarico delle vetture di passaggio.

L’altra strategia applicata da centinaia di scuole, a Londra come nel resto del paese, prevede di spingere i genitori a non usare l’automobile per andare a scuola, chiudendo al traffico le vie vicine all’istituto nel periodo in cui i bimbi vengono accompagnati o recuperati.

Anche le iniziative di parcheggio a distanza, con navetta di collegamento, sono in via di sperimentazione oltre all’aumento delle giornate in cui si va a scuola a piedi, in modo da disincentivare l’uso delle auto e ridurre le polveri.

Foto @Flickr

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Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito