Controesodo, diventa più facile (e conveniente) rientrare in Italia

A partire dal 2020 sgravi fiscali fino al 90% del reddito. Eliminato l'obbligo di laurea

Controesodo, diventa più facile (e conveniente) rientrare in Italia

 

Controesodo, novità per gli expat che pensano al rientro. Le misure sono contenute nel decreto crescita approvato nei giorni scorsi dal Governo.

Nel testo sono contenute alcune modifiche al regime applicabile a chi compra il biglietto di ritorno, che dal 2020 diventerà ancora più interessante. Vediamo le principali.

Il cambio di passo comincia con la semplificazione delle condizioni di accesso: possono usufruire delle nuove regole i residenti all’estero nei due periodi di imposta precedenti al rientro e che si impegnano a risiedere in Italia per almeno due anni. Eliminato, inoltre, il requisito dell’iscrizione all’AIRE: è sufficiente dimostrare di essere stati fiscalmente residenti oltreconfine ai sensi della convenzione internazionale contro la doppia imposizione. Vale anche per chi è già rientrato e non ha potuto usufruire delle agevolazioni perché non iscritto all’Anagrafe per i Residenti all’Estero: in questo caso, però, si applica il regime del 2016.

La defiscalizzazione torna al 70% del reddito imponibile, contro il 50% del regime attuale. Una riduzione significativa, che diventa pressoché totale per chi decide di trasferirsi al Sud: in questo caso si arriva al 90%. Le regioni coinvolte sono Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria Sardegna e Sicilia.

Prolungata anche la durata temporale degli incentivi: resta invariata la base di cinque anni, che raddoppiano, però, in caso di figli o dell’acquisto di un immobile residenziale (ma in questo caso la tassazione torna al 50%). La ratio è provare a trattenere chi torna in Italia se dimostra un legame con il territorio: secondo un’indagine del Gruppo Controesodo (community dedicata ai lavoratori impatriati) è, infatti, altissima la percentuale di chi sceglie di tornare all’estero una volta terminati gli incentivi.

La laurea non è più un requisito indispensabile, come non lo è aver ricoperto posizioni dirigenziali. Con le nuove regole si favorisce, infine, con una fiscalità ridotta anche chi rientra e avvia un’attività, estendendo in benefici anche ai redditi di impresa.

Abbiamo adeguato le agevolazioni a quelle di paesi come il Portogallo o la Spagna – spiega il deputato leghista Giulio Centemero, che ha lavorato al testo –. In terra iberica, in particolare, le agevolazioni durano dieci anni”.

E’ un testo positivo. Il problema è che le nuove norme, alla cui scrittura abbiamo collaborato da vicino, si applicano solo a chi rientra a partire dal 2020, lasciando con il vecchio regime i lavoratori rientrati prima” replica Michele Valentini, portavoce del Gruppo Controesodo.

Il decreto Crescita è stato approvato con la formula “salvo intese”: c’è quindi spazio per ulteriori modifiche prima dell’invio alle Camere.

@apiemontese


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