Cento aziende scrivono a Boris Johnson: un disastro uscire dall’Europa senza accordo

Molte di esse affermano che allinearsi agli standard dell'UE è l'unica soluzione per non far cadere l'economia del paese

Cento aziende scrivono a Boris Johnson: un disastro uscire dall’Europa senza accordo

 

Più di 100 dirigenti e imprenditori britannici hanno scritto al primo ministro Boris Johnson avvertendolo che sarebbe gravemente dannoso per l’economia se il Regno Unito lasciasse l’Unione Europea senza un accordo alla fine del periodo transitorio fissato al 31 dicembre.

Le imprese affermano di non avere il tempo o la capacità di prepararsi per i grandi cambiamenti nelle regole commerciali entro la fine dell’anno, data anche la pandemia in corso dettata dal coronavirus.

Peter Newport, amministratore delegato della Chemical Business Association e uno dei firmatari della lettera inviata a Downing Street, ha affermato che “un buon accordo commerciale con uno stretto allineamento alla regolamentazione e agli standard chimici è l’unico modo per evitare l’interruzione della catena di approvvigionamento chimica e avere un impatto negativo sull’economia del paese“.

Ma mentre il governo di Johnson sembra voler percorrere una strada tutta sua, le aziende britanniche firmatarie del documento desiderano allinearsi con gli organismi di regolamentazione dell’UE che consentono la libera circolazione dei prodotti in settori quali forniture farmaceutiche, mediche e chimiche.

La lettera è stata inviata insieme ai nuovi dati dalle Camere di commercio britanniche, i quali mostrano quanto l’economia sia stata colpita duramente dal coronavirus, con vari indicatori che si stanno deteriorando a un ritmo senza precedenti.

Undici dei 14 indicatori chiave del settore dei servizi, tra cui vendite, ordini e flusso di cassa, sono scesi ai livelli più bassi registrati negli ultimi anni.

Nel frattempo i negoziati proseguono incessantemente ora che i rappresentati di UK e UE possono anche incontrarsi fisicamente a Bruxelles, con le dovute distanze volute dall’emergenza sanitaria. Già la scorsa settimana, Michel Barnier capo negoziatore per l’Europa, aveva dichiarato che la sua squadra era disposta a cercare compromessi sulla questione delle condizione di parità per le imprese.

Questa settimana David Frost e io abbiamo continuato le nostre discussioni, insieme a un numero limitato di esperti per parte – ha fatto sapere Barnier in una nota stampa inviata nella giornata di oggi, 2 luglio -. Come concordato due settimane fa all’incontro ad alto livello tra il primo ministro Boris Johnson e i presidenti Ursula von der Leyen, David Sassoli e Charles Michel, l’UE ha cercato di aprirsi a nuove dinamiche nei colloqui. Il nostro obiettivo rimane quello di riuscire a chiudere le trattative in maniera positiva per entrambe le parti. Tuttavia, dopo quattro giorni di discussioni, permangono gravi divergenze“.

Il territorio di scontro rimane ancora una volta il rispetto delle condizioni da entrambe le parti. L’Unione Europea vorrebbe che stessi diritti e doveri verso cittadini europei e concorrenza con le aziende degli altri 27 stati membri, fossero rispettati da Londra anche una volta uscita dall’UE. Cosa che invece non vorrebbe fare Londra gestendo settori come la pesca in acque internazionali o i confini tra Irlanda e Irlanda del Nord secondo delle logiche interne al proprio governo e non “influenzate” da Bruxelles.

@AleAllocca


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