Cambiamenti climatici: allarme a livello mondiale ma la risposta britannica non tarda

Sul piatto un progetto da quattro miliardi di sterline per portare le emissioni di gas nocivi a zero entro il 2050

Cambiamenti climatici: allarme a livello mondiale ma la risposta britannica non tarda

 

In trent’anni le emissioni di carbonio in Gran Bretagna dovranno essere ridotte al minimo, se si ha intenzione di collaborare alla protezione dell’ambiente e di fermare il cambiamento del clima. A suggerirlo è stato il Committee on Climate Change  che ha approfondito la questione dopo che la scorsa settimana sono stati rivelati i contenuti di un rapporto scientifico, approvato anche dalla Casa Bianca. Secondo gli esperti americani la Terra sta sperimentando il periodo più caldo nella storia della civilizzazione e gli uomini sono la causa dominante dell’aumento della temperatura.

Negli ultimi 115 anni le temperature medie globali sono aumentate di 1,8 gradi Fahrenheit (un grado Celsius), causando eventi meteo record e temperature estreme. Il trend globale e a lungo termine del riscaldamento è “inequivocabile” sostiene il rapporto, e “non c’è una convincente spiegazione alternativa” per attribuirne la colpa a qualcosa che non siano gli essere umani.

Tutto insomma dipende dalle automobili che intasano città e metropoli, dalle centrali che producono energia, dalle foreste che vengono abbattute, dal riscaldamento e dal condizionamento con cui l’uomo cerca di addomesticare il clima. Secondo la ricerca l’unico modo per bloccare questo processo è ridurre le emissioni di gas, ma per riuscirci serve un cambio significativo nell’energia che fa funzionare industrie, trasporti, abitazioni, uffici e un impegno a rimuovere tutto il monossido di carbonio. Solo così si potranno evitare la distruzione della barriera corallina e dei ghiacciai nell’Artico.

Un appello cui il governo britannico ha risposto ponendosi in prima linea. Sul piatto c’è un progetto da quattro miliardi di sterline, che a lungo termine potrebbe contribuire a migliorare molte cose. L’obiettivo attuale è di portare le emissioni di gas nocivi a zero entro il 2050, in modo da assecondare anche le richieste avanzate dal meeting sul clima di Parigi.

Per riuscirci, però, ci sono molti passi da fare. Il primo obiettivo potrebbe essere quello di diminuire almeno dell’80 per cento le emissioni nel giro di dieci anni. Come? Anzitutto favorendo lo sviluppo delle aziende che hanno caratteristicge ecologiche, in modo che si registri pure un aumento dei posti di lavoro in questo settore, che secondo il governo potrebbe consistere in due milioni di nuovi impegati per il 2030. Anche l’energia di casa, poi, dovrà diventare verde, con una diffusione a tappeto di lavatrici e impianti di riscaldamento elettrici.

L’altro obiettivo ventilato è quello di costruire d’ora in poi soltanto abitazioni che rispettino l’ambiente. Nella lista delle azioni da compiere figura anche la valorizzazione delle tecnologie “pulite”, che dovranno essere sostenute dal governo più di quanto non sia accaduto sino ad ora, come pure le aziende che producono energie alternative.

Secondo Kate Blagojevic, responsabile del settore energia di Greenpeace UK, ci sono molte cose che si possono fare per potenziare l’energia pulita. Ad esempio approfondire lo sviluppo dell’eolico, mantenere prezzi accessibili per la produzione di energia solare, costruire case che non hanno emissioni e rendere più rapido il passaggio alle auto elettriche, utilizzando incentivi o promuovendo sconti sulle tasse.

Tutti interventi che, oltre a dare un contributo al problema dei cambiamenti climatici, potrebbero finire per creare nuove occasioni di impiego, ripulire l’aria che respiriamo e garantire abitazioni confortevoli e più sicure.

Nella foto in alto una elaborazione grafica di Rebrn.com di una Londra sotto l’acqua a causa dei cambiamenti climatici


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito