Brexit, nel Regno Unito il burro entra in crisi

Secondo gli esperti nei prossimi mesi si assisterà a un calo della disponibilità di materia prima che avrà ripercussioni sul comparto dolciario

Brexit, nel Regno Unito il burro entra in crisi

Il Natale 2017 potrebbe essere meno dolce del solito per gli inglesi. Colpa della scarsità di panna e burro, che deriva da un momento di empasse del settore. Ad annunciarlo ai microfoni della Bbc nei giorni scorsi è stato Peder Tuborgh, Ceo di Arla, la multinazionale, in parte danese, che si occupa di derivati di burro e panna e ha un ruolo chiave nel contesto britannico.

Secondo lui il problema è europeo ma sta facendo registrare contraccolpi violenti nel Regno Unito. A suo parere molti allevatori lo scorso anno hanno deciso di tirare il freno con la produzione, strangolati tra il bando alle importazioni arrivato dalla Russia e la competizione sfrenata tra i grandi colossi del commercio, che si sfidavano a colpi di ribassi facendo precipitare i prezzi.

Qualcuno ha chiuso i battenti, altri hanno concentrato la produzione, al punto che adesso si registra un calo di disponibilità di materia prima, che oscilla tra il cinque e il dieci per cento e potrebbe appunto portare alla riduzione dagli scaffali dei punti vendita di confezioni di burro, panna e, di conseguenze, di molti prodotti dolciari che si fondano su questi ingredienti fondamentali. Oltre al fatto che le scorte sarebbero in diminuzione, in realtà, c’è anche un altro elemento che preoccupa e cioè l’aumento dei prezzi, che secondo le stime lo scorso anno ha toccato il 20 per cento in più, raggiungendo livelli mai registrati prima d’ora.

Certo che, in un paese che imburra fette tostate quasi ad ogni pasto, si tratta di una prospettiva che fa tremare i polsi. Le preoccupazioni dei produttori aumentano, giorno dopo giorno, e lo sforzo da parte delle aziende è di riuscire ad avere più scorte possibili per far fronte alla richiesta senza imporre ulteriori aumenti di prezzo. Un altro fattore che ha contribuito a ridurre i quantitativi disponibili è il fatto che la domanda è aumentata parecchio negli ultimi anni, anche a causa del fatto che i prodotti spalmabili alternativi, ritenuti meno salutari e più grassi, cominciano a diventare poco appetibili

Secondo alcuni esperti del settore commerciale, infatti, i consumatori sono disposti anche a spendere di più se questo significa mettere nel carrello della spesa prodotti naturali e sottoposti a meno lavorazioni e aggiunte di ingredienti la cui provenienza non è sempre sicura. Tra i diversi elementi che proccupano, infine, c’è il fatto che con l’aumento delle altre valute rispetto alla sterlina, che ha perso smalto per via della Brexit e delle incertezze politiche, molti produttori hanno preferito rivolgersi ai mercati stranieri, snobbando quello di casa che promette di rendere meno. Tante piccole aziende del Regno Unito hanno iniziato ad esportare verso la Francia, che con i suoi croissant e la pasticceria tutt’altro che light, si mostra sempre interessata a materie prime di qualità e pregio.

Insomma i fattori sono molteplici, il mercato variabile, ma alla fine dei conti rimane la preoccupazione di un Natale senza dolcetti e creme. Che renderebbe davvero amaro, un anno che sotto il profilo economico, almeno sino ad ora, ha già regalato poche soddisfazioni alla Gran Bretagna.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito