Politici e giornalisti inglesi concordi: “Questa Unione Europea non ha futuro”

Opinioni e pronostici sul futuro dell’Unione al centro di una accesa panel discussion al Kings College London

Politici e giornalisti inglesi concordi: “Questa Unione Europea non ha futuro”

 

Che l’Unione Europea sia in grave crisi non è ormai più una novità, e non lo è nemmeno il fatto che cambiamenti profondi sembrano ormai imminenti ed inevitabili.

È questo il messaggio che emerge dalla panel discussion “In or out of Europe?” organizzata dalla Italian Society del Kings College di Londra e tenutasi presso la stessa Università martedì 24 Novembre 2015. Il ministro Vincenzo Celeste, vice-ambasciatore d’Italia a Londra e moderatore dell’evento, ha aperto la discussione con la domanda: “ha l’Europa effettivamente bisogno di cambiamenti?”, citando il recente discorso con il quale David Cameron ha esposto le sue condizioni per restare nell’Unione.

Al tavolo, protagonisti di un acceso dibattito con il pubblico, esponenti politici di tre partiti britannici (Labourista, Conservatore e Indipendentista), insieme con il giornalista economico Wolfgang Munchau e l’ex ministro delle Finanze italiano Domenico Siniscalco. Tema centrale: la possibile uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (“Brexit”) e le sfide e conseguenze che tale gesto storico-politico causerebbe sul panorama internazionale.

Se gli ospiti presenti sono concordi su una “nuova” Unione Europea in esigenza di riforme e cambiamento, nel chiedersi quali riforme abbiano priorità emergono posizioni divise e anche poca simpatia per l’Unione Europea attuale.

Dalle parole di Ivana Bartoletti (Labour Party), candidata alle elezioni di Londra del 2016 per il collegio Havering and Redbridge, emerge la volontà di affrontare i problemi attuali insieme (perché “l’Europa è ciò che facciamo di essa” ha dichiarato) con particolare attenzione a immigrazione, innovazioni e lavoro. Concordi anche Laura Sandys (Conservative Party) Chair dello European Movement UK  e Domenico Siniscalco, secondo i quali l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione porterebbe ad una Europa più povera in termini politici ed economici. Sandys ha anche messo in luce il caso dell’Irlanda del Nord, che beneficerebbe sicuramente di più nell’avere il Regno Unito ancora membro dell’Unione.

Opinioni di tutt’altro genere da parte del giornalista Munchau, secondo il quale l’Unione Europea è un progetto “ormai fallito” a livello politico.

“Attenzione a non confondere Europa con Unione Europea” ha precisato invece Peter Whittle, portavoce esemplare delle idee del suo partito, e candidato Ukip per le elezioni 2016 del sindaco di Londra : “Amo l’Europa ma non l’Unione Europea, profondamente antidemocratica e dalla quale vogliamo renderci indipendenti”. Il politico ha ribadito inoltre le proprie posizioni in ambito di commercio e, soprattutto, immigrazione: “Gli stranieri in arrivo in Gran Bretagna sono fin troppi e hanno raggiunto livelli insostenibili, il Regno Unito – e lo sa bene anche Cameron, che neanche chiede questo – non può permettersi di controllare i propri confini”.

Alla domanda: “Quali i pronostici per il 2019?” solo Peter Whittle si dichiara “terribilmente ottimista”, contrariamente ai pareri degli altri ospiti, in quanto – dichiarano – è difficile prevedere chiaramente le conseguenze.

Una cosa è certa: l’Unione Europea che vediamo oggi, e quella che gli inglesi sognavano quando entrarono ufficialmente nel 1973, dal 2016 sarà certamente molto diversa. Indipendentemente da una possibile Brexit.

Londra, 27/11/15

@AgostiniMea

Mariaelena Agostini

foto: Roberta Maggi, Treasurer of the KCL Italian Society