Peppe Servillo, a Londra uno show entusiasmante all’insegna della canzone italiana

Due live sold-out per il cantautore napoletano andato in scena con ospiti d'eccezione tra brani popolari ed hit evergreen

Peppe Servillo, a Londra uno show entusiasmante all’insegna della canzone italiana

 

Non è stato tanto un concerto quanto una festa tra amici, uniti nel celebrare quella meravigliosa forma d’arte che è la canzone italiana. Nello spazio intimo e accogliente del Pizza Express Jazz Club di Soho (sold-out per due sere di seguito), Peppe Servillo ha presentato il suo progetto “Italian portraits”, trasportando il pubblico in un entusiasmante viaggio canoro da Cuneo a Palermo, passando ovviamente per Napoli.

Quarant’anni di attività hanno portato Servillo a sviluppare una formidabile capacità interpretativa e un naturale eclettismo. Un artista capace di passare con totale naturalezza da Salvatore di Giacomo a Paolo Conte, dal romanticismo all’ironia, ma sempre mantenendo uno stile e una personalità unici.

Da sinistra Matteo Saggese al pianoforte, Peppe Servillo voce e Davide Mantovani al basso

Ad accompagnare Servillo c’è una band composta da alcuni dei migliori musicisti italiani di base a Londra: Matteo Saggese al pianoforte, Davide Mantovani al basso, Enzo Zirilli alla batteria, insieme a Rob Luft alla chitarra. Una band che asseconda e stimola Servillo, fornendo sapientemente il ritmo e i colori necessari a ciascuna delle storie che racconta.

Servillo è un crooner che ama alternare stili e atmosfere. Si passa da quelle raffinate di “Una carezza in un pugno” di Celentano a quelle goliardiche di “Disperato Erotico Stomp” di Lucio Dalla, una canzone che esalta il suo istrionismo trascinando il pubblico. “Amara terra mia” di Modugno è cantata con un pathos struggente e una sottile vena blues, colpendo il pubblico di expat londinesi come una stilettata al cuore, mentre “Aguaplano” di Paolo Conte riporta la leggerezza e annulla le distanze con il suo aeroplano che nell’aria bionda e calda vola piano.

C’è spazio per qualche sconfinamento, come una versione italiana di “Insensatez” di Jobim o “Brucia la terra”, il tema d’amore del Padrino, cantato nella versione con il testo in siciliano che si ascolta nell’ultimo film della trilogia. E non manca, ovviamente la canzone napoletana. Del vastissimo repertorio partenopeo Servillo estrae due perle di rara bellezza: “Dicitencello Vuje” e “Era de Maggio”, cantata in duetto con Marta Capponi, che lo raggiunge sul palco per l’occasione.  Un momento da incorniciare.

L’altro ospite a sorpresa della serata è Maurizio Fabrizio, uno degli autori più importanti della canzone italiana degli ultimi decenni. Chitarra alla mano e accompagnato da Katia Astarita, Fabrizio canta con una semplicità disarmante due delle sue opere più note: “Almeno tu nell’Universo” e “I migliori anni della nostra vita”, per le quali ha composto le musiche. Capolavori assoluti, canzoni che suonano infinitamente belle e poetiche nonostante siano spogliate dall’estro di Mia Martini o di Renato Zero, gli interpreti che le hanno portate al successo.

Da sinistra Maurizio Fabrizio, Peppe Servillo, Marta Capponi, Katia Astarita e Rob Luft alla chitarra

Servillo riserva per il finale la sua interpretazione più drammatica, attingendo di nuovo al repertorio di Domenico Modugno, che ricorda come un artista “raffinato ma con una grande radice popolare”. La canzone è “U Pisci Spada”, la storia di un pesce spada femmina che, vedendo il suo compagno arpionato dai pescatori, invece di scappare decide di morire con lui. Servillo la canta accompagnato dal solo Zirilli alla batteria, alla maniera della vera canzone popolare, e le mura del Pizza Express sembrano tremare quando urla con furore le grida dei pescatori. È un numero che lascia il pubblico letteralmente senza fiato.

Ma non si può finire cosi. Al momento di chiudere, da artista navigato qual è, Servillo trova il modo di compiacere il pubblico ritornando su atmosfere più gioiose. Richiamati tutti i suoi ospiti sul palco si lancia in una travolgente “Azzurro”, cantata catarticamente in coro da tutti i presenti. È stata una serata da ricordare, un piccolo festival della canzone italiana celebrato in riva al Tamigi da un autentico maestro di questa nostra grande arte.


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