Mario Biondi a Londra, la recensione

Mario Biondi a Londra, la recensione

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Il crooner nostrano Mario Biondi è tornato a esibirsi a Londra per la terza volta in poco più di un’anno.  Nel caso del concerto al Clapham Grand (27 maggio 2015) l’occasione è l’uscita del suo nuovo lavoro “Beyond”, che Biondi introduce scherzando sulla assonanza con il suo cognome.

Il pubblico che lo attende impaziente al Clapham comprende molti fan sfegatati, in maggioranza middle age, e, sorprendentemente, quasi tutti inglesi. Un audience che ama Biondi ma appare poco avvezza ai ritmi jazz (batte le mani sul battere, invece che sul levare).  Qualcuno sbircia sul palco la scaletta del concerto, sperando di trovarci la sua “favourite one”.

Il concerto ha un bel ritmo, è vivace e coinvolgente, solo un paio di ballad, mentre il resto dei brani sono suonati con quel sound Lounge/Club/Smooth Jazz che ha reso celebre l’artista catanese.  La scelta dei brani in scaletta è molto riuscita e i musicisti della band, tutti italiani, sanno ben ricreare l’atmosfera e il sound retro su cui Biondi ha basato la sua fortunata carriera internazionale.

Biondi-3 copyI brani del nuovo disco “Beyond” sono i più interessanti, ricchi di sonorità più nuove e accattivanti. L’artista riesce qui a smettere per un po’ i panni del Barry White bianco e prova a raccontarci qualcosa di più personale.

In scaletta anche “La voglia, la pazzia, l’idea”: il pezzo, unico in italiano del disco, è una ballad che ammicca al jazz ma senza osarne le armonie ed è il più convincente e più autentico di tutto il concerto.

A rubare la scena a Biondi, un bassista italiano straordinario che aveva già fatto capolino nei club londinesi: Federico Malaman.  Oltre ad essere un virtuoso del basso e a guadagnarsi a mani basse il merito della solidità del groove dell’intero concerto, Malaman è un animale da palco: i movimenti della testa, i fomentati accenni al ballo e la sua energia lo rendono un tutt’uno con il ritmo che crea con il suo strumento. Il suo sfacciato talento e la sua energia rendono difficile mantenere lo sguardo su Biondi, il quale ha invece una presenza scenica tiepida, nonostante la sua imponente altezza e il particolare della scarpa (da ginnastica nera con una salamandra d’oro sulla caviglia!).

Il bis, chiesto a gran voce, non può che essere dedicato al brano che ha reso Biondi popolare: “This is what you are”, con il quale si chiude un apprezzabile e sincero concerto pop, ben suonato e di qualità.

 

Alessia Piermarini

Londra, 31/5/2015

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