Marina Rei, grinta e sensualità in una performance raffinata

La cantautrice e batterista romana si è esibita all'Underbelly di Londra in un'atmosfera intima e coinvolgente.

Marina Rei, grinta e sensualità in una performance raffinata

 

Domenica scorsa all’Underbelly (Hoxton Square) Marina Rei, nota cantautrice e percussionista romana, si è esibita nella tappa londinese del suo tour.  Accompagnata sul palco da Claudio Toldonato alla chitarra e Fabio Fraschini al basso, Marina ha dominato la scena alla voce ed alla batteria passando per la chitarra, portando il tempo della serata dall’inizio alla fine e cambiandone i colori.

La serata è un viaggio attraverso la sua carriera musicale. I brani tratti dall’ultimo album Pareidolia si alternano ai successi che l’hanno resa famosa, uniti da un filo conduttore comune: la donna, in un ritratto che, brano dopo brano, prende forma in tutte le sue sfumature di debolezza, sofferenza, dolcezza, coraggio.  E’ una performance raffinata, di un cantautorato che mescola sensualità e grinta, parole dolci e grida di rabbia, in un corpo sottile perfettamente a suo agio sia mentre comanda la batteria che mentre accarezza le corde della chitarra.

marinarei7 2Nella musica di Marina Rei il rock si contamina ai suoni elettronici in maniera discreta, in una ricerca sonora costante e matura. La volontà della cantautrice di esprimere la propria verità emozionale assume forme diverse e sempre nuove attraverso le metafore dei testi e la ricercatezza della vocalità che richiamano proprio il concetto di pareidolia, quel fenomeno psicologico per cui uno stimolo (visivo o sonoro) vago e casuale viene percepito ed interpretato come una forma riconoscibile (si pensi all’osservazione delle nuvole).

Si parte dal ritmo soffice de “La parte migliore di me”, colonna sonora del film Ricordati di Me di Gabriele Muccino (2003), per poi passare a “Lasciarsi andare”, ballata più ritmata dal ritornello efficace. La ritmica sincopata de “L’errore” lascia spazio all’importanza del testo che descrive l’errore come prerogativa della donna e conseguenza inevitabile dell’amore. L’aria si scalda quando partono le note de “Il giorno della mia festa”.

L’atmosfera è quella intima di una serata tra amici, pubblico ed artista interagiscono a livello sia verbale che musicale, non c’è distanza tra chi suona e chi ascolta, è un tutt’uno.…Finchè Marina si abbandona ad un assolo di batteria ad occhi chiusi con uno slancio emotivo che coinvolge gli spettatori. Le si vedono i muscoli pulsare con energia ogni volta che le bacchette toccano i piatti. Tutto il resto è cornice. E’ uno dei momenti più alti del concerto e il pubblico applaude coinvolto.

La tensione emotiva cresce con il brano “Donna che parla in fretta, il cui testo parte dai versi della poetessa americana Anne Waldman simbolo della Beat generation, ai quali la cantautrice ha aggiunto due versi da lei composti dedicati al tema dell’infibulazione, sul cui fronte è impegnata già da tempo, con il sostegno alla campagna “No Peace Without Justice”.

La serata si concluderebbe qui, ma Marina si concede in un “tris” che entusiasma il pubblico: “Al di là di questi anni”, (prima delle sue 4 partecipazioni sanremesi, nel 1995); a grande richiesta, “I miei complimenti; e infine “Un Inverno da baciare (Sanremo 1999) durante il quale il pubblico si scatena nell’ultima danza. Applausi e complimenti: la cantautrice ringrazia intrattenendosi a fine serata a scattare foto coi fans ed a scambiare una battuta con tutti.

Domenica sera a Londra abbiamo “provato” tutta Marina: le sue sensazioni, la sua voce, l’amore per le bacchette trasmessole dal papà (storico batterista dell’orchestra di Ennio Morricone), la sua femminilità, la sua schiettezza emotiva, ma soprattutto…tutto il suo essere donna prima ancora che artista ed il suo saper fondere entrambe in una forma nuova.

Francesca Perrone

Londra, 24/3/2016

foto: Luca Viola © Luca.Viola.Photo 2016/TIJ EVENTS