Londra omaggia Artemisia Gentileschi, simbolo del barocco europeo e del femminismo odierno

Alla National Gallery la prima mostra nel Regno Unito dedicata all'artista

Londra omaggia Artemisia Gentileschi, simbolo del barocco europeo e del femminismo odierno

 

Inaugura sabato prossimo, 3 ottobre, alla National Gallery di Londra la prima mostra nel Regno Unito dedicata ad Artemisia Gentileschi, una delle artiste più note del barocco europeo nonché uno dei primissimi punti di riferimento del femminismo odierno.

La mostra, che avrebbe dovuto tenersi in primavera, ma che a causa delle ben note emergenze sanitarie attuali legate al coronavirus è stata rimandata di qualche mese, ripercorre la vita dell’artista, unendo nozioni biografiche ad un’attenta analisi stilistica e pittorica.

Si inizia da Roma, dove Gentileschi nasce nel 1593. Primogenita del pittore Orazio Gentileschi e rimasta orfana di madre all’età di 12 anni, Artemisia cresce in una casa di soli uomini. Impara dal padre a dipingere e a disegnare ma, a differenza dei fratelli, non verrà mai istruita né avrà la possibilità di visitare le botteghe di altri artisti o di entrare in contatto con la vibrante cultura del tempo al di fuori delle mura domestiche.

La carriera dell’artista prende però una svolta intorno al 1612, quando la giovane viene stuprata da un amico e collega del padre, Agostino Tassi. Preoccupato per l’onore leso del nome di famiglia e una volta capito che il Tassi non sarebbe stato disposto a sposare la figlia, Orazio Gentileschi avvia una causa legale contro il collega. Un processo per stupro non era certo cosa comune al tempo ed Artemisia viene sottoposta a torture giudiziarie e ad un esame medico per verificare la perdita della verginità.

La trascrizione del processo è esposta in una delle prime sale della mostra, a testimonianza non solo di un importante evento storico, ma anche dello spirito dell’artista, che essa stessa definisce in una lettera ad Antonio Ruffo: ‘Spirito di Cesare nell’anima di una donna’.

Altri punti forti dell’esibizione sono le due versioni di Giuditta che decapita Oloferne – nelle quali l’artista ripropone un soggetto biblico tratto dal Vecchio Testamento rivisitando la drammaticità dei personaggi in pieno stile caravaggesco, – la serie di autoritratti risalenti probabilmente al periodo fiorentino e le lettere scritte da Roma alla famiglia e all’amante, che rivelano il lato più intimo di uno spirito travagliato e passionale quanto resiliente.

Durante la conferenza stampa a cui Londra Italia ha partecipato il direttore della National Gallery Gabriele Finaldi si è dichiarato particolarmente orgoglioso di poter esporre alcune delle opere per la prima volta in assoluto nel Regno Unito. ‘Credo che ancora oggi per tutti noi, la figura di Artemisia appaia una fonte di ispirazione, qualcuno che in un mondo dominato da uomini, è riuscita a fare sentire la propria voce,‘ ha affermato.

Ma ciò che colpisce della mostra è soprattutto la capacità di mostrare la complessità dell’artista sia dal punto di vista stilistico, dove Gentileschi è stata più volte chiamata camaleonte per la sua capacità di adattarsi alle esigenze ed al gusto dei committenti, sia dal punto di vista personale, in quanto vittima delle sue vicende, ma anche tenace combattente alla continua ricerca di indipendenza.

A conclusione del percorso ideato dalla curatrice Letizia Treves ed illustrato nel corso della conferenza stampa, troviamo il dipinto più iconico del breve periodo che Gentileschi trascorre a Londra alla fine degli anni ’30 del Seicento. E’ Autoritratto come allegoria della pittura, definito dalla curatrice un’opera-manifesto, simbolo della volontà di fare dell’arte qualcosa di pregnante ed energetico e non contemplativo.

Vi mostrerò ciò che una donna può fare’ è la citazione dell’artista scelta per presentare l’iniziativa. ‘Artemisia dipinge soggetti tradizionalmente filtrati da uno sguardo maschile, trasformando mansuete domestiche in cospiratrici coraggiose e vittime in sopravvissuti,‘ recita il sito della National Gallery.

La mostra include anche un breve video-documentario girato a Roma in collaborazione con l’attrice Lisa Stevens che impersona l’artista nell’opera teatrale ‘E’ vero, è vero, è vero’. Sarà visitabile presso l’ala Sainsbury della National Gallery dal 3 ottobre e fino al 24 gennaio del 2021.

In collaborazione con Google Arts and Culture, i curatori hanno anche organizzato un’esposizione virtuale, dove sarà possibile visualizzare le opere nel dettaglio grazie all’alta definizione nonché prendere parte ad altre attività interattive.

Per prendere parte alla mostra dal vivo è importante ricordarsi di prenotare online la propria visita, il costo del biglietto è di £20. Qui l’indirizzo ufficiale dove trovare tutte le informazioni a riguardo.

(In alto l’autoritratto di Artemisia Gentileschi presente alla National Gallery di Londra)


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