Londra come Sanremo. Il 2020 è record di artisti italiani in concerto

Zucchero, Bocelli, Tiziano Ferro e ancora Nannini, De Gregori, Venditti, Capossela, Mahmood, Renga e altri ancora. Abbiamo chiesto a due promoter perché la capitale inglese richiama così tanto

Londra come Sanremo. Il 2020 è record di artisti italiani in concerto

 

Londra chiama Italia, e l’Italia risponde a suon di musica e artisti nostrani tanto che la capitale inglese da qualche anno a questa parte si è trasformata in una sorta di succursale del festival di Sanremo.

Il 2020 sarà l’anno che consacrerà ufficialmente questo crescente flusso di sette note che dal Belpaese è ormai solito approdare nella City. Il prossimo anno Zucchero è atteso alla Royal Albert Hall, Andrea Bocelli all’O2 Arena e Tiziano Ferro all’Eventim Apollo Hammersmith, ma in programma ci sono anche Antonello Venditti, Francesco Renga, Mahmood, Gianna Nannini, Mario Biondi, Vinicio Capossela, Salmo, Motta, Frankie Hi-Nrg e molti altri che verranno annunciati nelle prossime settimane. Ai quali si sono uniti Marco Mengoni, Calcutta, Nek, Gué Pequeno solo per citare alcuni che si sono già esibiti proprio a Londra dallo scorso mese di settembre ad oggi.

Big internazionali, icone della musica italiana, rapper, i nuovi idoli ma anche artisti di nicchia come The Bluebeaters, Rancore e i Calibro35 anche loro on stage il prossimo anno nella capitale inglese.

Se da un lato il Regno Unito con la sua città più rappresentativa è nella piena fase di divorziare dall’Europa, dall’altra l’Europa sembra essere sempre più piccola, almeno dal punto di vista musicale. Lo è per l’Italia con i suoi artisti e i suoi promoter, lo è stato fino ad oggi e sicuramente lo sarà ancora per tutto il prossimo anno. Cosa accadrà poi, quando il divorzio sarà concluso?

Abbiamo rivolto la domanda a due promoter che conoscono Londra al pari di una qualsiasi altra grande città italiana dove sono soliti organizzare concerti. Il primo è Attilio Perissinotti fondatore della TIJ Events l’organizzazione italiana di concerti a Londra più longeva, fondata nel 2008. La seconda è Elena Beltrami, senior music promoter presso Agmp, vive a Londra da sette anni promuovendo in prevalenza artisti internazionali su tutto il territorio UK, mentre tra quelli italiani collabora stabilmente con Mario Biondi, Vinicio Capossela, Mahmood, Calibro 35, Raphael Gualazzi, The Bluebeaters e Linea 77.



Come mai Londra è una piazza interessante per gli artisti italiani?
Attilio. In realtà prima del 2008 pochi artisti suonavano a Londra, io ho iniziato quasi per scherzo perché con la mia agenzia di booking italiana organizzai un festival di due giorni con gli artisti che rappresentavo all’epoca. Vennero molti italiani i quali iniziarono a chiedermi ‘Ma perché non porti questo artista o quest’altro!?‘. Di rientro in volo da Londra verso l’Italia analizzai le varie richieste e la mia conoscenze del settore. Due giorni dopo mi chiamò il manager di Vinicio Capossela per dirmi che aveva suonato in Europa ma mai a Londra. Così nel 2007 ho iniziato a programmare per l’anno successivo il concerto di Vinicio nella capitale inglese. Nel mentre ho affrontato una serie di analisi di quanti italiani vivevano a Londra e ovviamente il numero era elevatissimo: la sesta città d’Italia, se messa a paragone con le altre. Se poi consideriamo che Londra da sempre è la capitale mondiale della musica perché qui sono nate le prime etichette discografiche, i primi management. E le agenzie di booking qui lavorano su scala worldwide. Quindi c’è un effettivo interesse per qualsiasi musicista nell’esibirsi a Londra, non solo italiano.

Elena. Londra è il mercato musicale più importante d’Europa, a livello di curriculum è molto prestigioso per un artista fare tappa nella capitale inglese. Un altro vantaggio di questa città è quello di avere un pubblico internazionale, è un’ottima vetrina non solo per il mercato inglese. Questo è da sempre uno dei miei obiettivi e infatti tendo a collaborare con artisti italiani che ritengo abbiano un potenziale all’estero. Nel corso degli anni, lavorando per un promoter inglese come AGMP, sono riuscita ad aumentare la percentuale del pubblico inglese e straniero che viene ai concerti e ad aprire il mercato ad altre città inglesi. Ad esempio i Calibro 35 suoneranno quest’anno per la prima volta a Manchester e Edimburgo. Infine non dimentichiamoci che a Londra c’è una comunità italiana molto numerosa, si dice siano 400mila gli italiani che vivono nella capitale, che va ai concerti e supporta i propri artisti.

Da sinistra Elena Beltrami (insieme a Mahmood in un recente concerto a Londra) e Attilio Perissinotti

Oltre all’aspetto artistico dell’evento, qual è la convenienza, soprattutto economica, nel realizzare un concerto a Londra?
Attilio. Ahimè non ci sono delle convenienze economiche in questi tour europei, di solito gli artisti non arrivano a prendersi un cachet in quanto il numero dei biglietti venduti non è certo al pari con il loro mercato in Italia. Ma penso che sia davvero importante affrontare questi shows per diversi motivi. Tra tutti, in Italia i locali e i promoter bene o male sono gli stessi da vent’anni quindi si suona sempre negli stessi posti. Quindi affrontare nuove location e confrontarsi con le belle strutture inglesi ritengo facciamo bene alla carriera. Ossigena la loro vena artistica, come sono solito dire ai miei artisti.

Elena. Il mercato UK a confronto con il resto dell’Europa è quello che offre i cachet più bassi, proprio perché è il più prestigioso e competitivo. Non parlerei di convenienza economica ma più di crescita del profilo artistico e di visibilità per l’artista. Dal punto di vista del promoter, Londra non è una piazza facile. La capitale offre ogni giorno molti concerti che competono tra loro. A differenza dell’Italia in cui le tempistiche organizzative sono spesso last minute, qui bisogna chiedere le disponibilità dei locali con largo anticipo e avere un piano marketing ad hoc per ogni concerto. Nonostante questo rimane una piazza molto stimolante, con un pubblico internazionale ricettivo e aperto musicalmente.

Credi che la Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’Europa, quindi dal mercato unico e dalla libera circolazione delle persone, intaccherà l’attività imprenditoriale musicale italiana in UK, e a Londra in particolar modo?
Attilio. Ritengo che l’unico problema della Brexit riguardi l’aspetto economico, in quanto sarà molto più costoso realizzare un live venendo dall’estero. Saranno necessari documenti di trasporto e altre autorizzazioni speciali che fino ad ora non ci sono mai state facendo parte del mercato unico. Per il resto non penso che ci sarà una emigrazione di massa di artisti italiani in altre città d’Europa per sopperire all’assenza di Londra come piazza artistica internazionale.

Elena. Vista la situazione attuale è difficile dire cosa succederà dopo la Brexit. Per le band italiane che vengono a suonare all’estero, potrebbero servire visti e permessi per importare strumenti che hanno dei costi che andrebbero ad incidere sulle band, la crew e il promoter. Se i costi di produzione dei concerti nel Regno Unito aumenteranno, di conseguenza si alzeranno anche i prezzi dei biglietti. Probabilmente le grosse band non sentiranno moltissimo questo impatto economico, però i gruppi meno famosi e soprattutto gli emergenti, potrebbero evitare mini tour in Inghilterra. E sarebbe davvero un peccato per la promozione della musica italiana fuori dai confini del Belpaese.


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