La fauna selvaggia si “impossessa” di Londra grazie a Sir David Attenborough

In un'area di cinque acri che ruota attorno al Natural History Museum saranno ricostruiti habitat boschivi, prati, sterpaglie, brughiere, paludi, specchi d'acqua, canneti, siepi e molto altro

La fauna selvaggia si “impossessa” di Londra grazie a Sir David Attenborough

 

Uno spazio verde in uno dei più importanti hub culturali di Londra ideato dal Natural History Museum porta ora la firma del più celebre documentarista televisivo di tutti i tempi: Sir David Attenborough.

Il 94enne divulgatore scientifico, e il team del NHM, realizzerà nella globalizzata capitale inglese la più selvaggia espressione della natuta. Un progetto ambizioso che presto diventerà realtà dato che ha giù ricevuto il benestare delle autorità locali alla realizzazione.

Si tratta di uno spazio di cinque acri che ruota attono al Natural History Museu e che verrà trasformato in un esempio di ricerca, conservazione e consapevolezza della fauna selvatica urbana.

Fa parte dell’Urban Nature Project, un progetto nazionale che ha come obiettivo quello di riavvicinare le persone, soprattutto coloro che vivono in ambienti urbani, alla fauna selvatica e più in generale al mondo della Natura.

Sir David Attenborough ha dato il suo appoggio al piano, aggiungendo: “Il mondo naturale è minacciato come mai prima d’ora. Le specie che erano una vista comune nei giardini di tutto il paese quando ero giovane, come i ricci, sono raramente viste dai bambini oggi. Questi cali hanno conseguenze devastanti per la fauna selvatica”.

I lavori di riqualificazione e riorganizzazione dell’area prescelta dovrebbero essere completati entro l’estate 2023 e includeranno esempi di habitat boschivi, prati, sterpaglie, brughiere, paludi, specchi d’acqua, canneti, siepi e habitat urbani tipici del Regno Unito. La ricostruzione di “Dippy”, l’iconico diplodocus del museo, avrà un suo posto d’onore al centro dell’area.

I giardini che circondano il Natural History Museum sono da sempre uno spazio verde e tranquillo dove i visitatori possono avvicinarsi alla natura. Ora avranno un motivo in più per farlo grazie alle 3.300 specie circa che sono state registrate nel Giardino della fauna selvatica nel corso degli anni, alcune delle quali per la prima volta inserite in un catalogo del genere, e grazie anche a tre ospiti speciali che ogni autunno giungono nell’area all’aperto del museo: tre pecore della specie Greyface Dartmoor che svolgono un ruolo fondamentale nella gestione sostenibile del giardino.

La riprogettazione aumenterà ed estenderà i preziosi habitat esistenti, aiutando i visitatori a saperne di più sul motivo per cui gli spazi verdi selvativi hanno bisogno di supporto per prosperare, per non rischiare di scomparire per sempre inghiottiti dalla cementificazione selvaggia.

Per saperne di più a questo indirizzo web si possono trovare tutti i dettagli del progetto (nella foto in alto una ricostruzione grafica di come verrà).

@AleAllocca


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