British Italian Society: una passione lunga 75 anni

Intervista a Charles De Chassiron, diplomatico britannico e Presidente emerito della Society

British Italian Society: una passione lunga 75 anni

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“Accrescere in Gran Bretagna la conoscenza della cultura, delle istituzioni e del modo di vivere italiani, del contributo dato dall’Italia alla civiltà; approfondire lo studio della lingua italiana e promuovere la tradizionale amicizia che lega Gran Bretagna e Italia”. Il manifesto di un’Associazione dice già molto della sua identità, e trovare tanta Italia in quello di un movimento inglese è segno che esiste, trasversale ma condivisa, una passione comune verso la Penisola. La British Italian Society incarna da almeno settant’anni questo sentimento, riunendo tutti coloro che, per qualche motivo, hanno messo un po’ d’Italia nel cuore, e non vogliono perderla.

La Storia – Era il 1941 quando un gruppo di accademici britannici, giornalisti e intellettuali italiani decisero di fondare la “Friends of Free Italy”, in risposta alle derive politiche e culturali del fascismo. L’obiettivo era promuovere il ritorno alla democrazia e la riscoperta dei valori autentici di libertà e uguaglianza. Nello stesso periodo era sorta la “Free Italy Committee”, con scopi analoghi, e alla fine della guerra le due associazioni unirono le forze, confluendo nella “British Italian Society”.

DeChassiron
Charles de Chassiron

Oggi la Society è una realtà viva e stimolante. Ne parliamo con Charles de Chassiron, diplomatico britannico e presidente emerito della BIS. De Chassiron ha prestato servizio a lungo all’Ambasciata inglese in Italia. «Come me, i membri nutrono un affetto particolare verso il Bel Paese, anche se i motivi sono vari. C’è chi ha trascorso in Italia un periodo della vita, o chi in Italia ha parenti e amici; molti di noi la visitano spesso durante le vacanze. E c’è anche chi si associa per semplice gusto artistico e culturale: l’Italia è una fonte inesauribile di tesori».

Tante iniziative – Ogni anno la British Italian Society pianifica numerose attività. «Il 2016 è già ricco di eventi in programma, e include una conferenza sulla storia marittima italiana e la presentazione di due libri (uno sul design italiano, l’altro sulla città di Genova). In aprile organizzeremo un’uscita in Galles, per incontrare la grande comunità di italiani che abita da quelle parti. Dedicheremo poi un evento a Rossini, nel 150° anniversario dalla morte, e non mancherà il tradizionale party di Natale. Sarà l’occasione per festeggiare anche il 75° compleanno della Society».

Verso le nuove generazioni – 75 anni: una storia prestigiosa alle spalle, ma anche una sfida. Coinvolgere le nuove generazioni è diventato uno degli obiettivi della BIS, specialmente da quando i nuovi fenomeni migratori hanno reso le due Nazioni ancor più vicine. «La Gran Bretagna si arricchisce ogni giorno di persone legate all’Italia: Londra è soltanto l’esempio più chiaro. Sono soprattutto ragazze e ragazzi, a cui vogliamo farci conoscere. Contiamo già oltre 500 membri, ma sentiamo il bisogno di energie nuove. Non è facile, anche se ultimamente qualcosa si sta muovendo, grazie anche alle iniziative pensate per favorire l’ingresso dei più giovani: tesseramento ed eventi a tariffe agevolate, per esempio. Collaboriamo con l’Associazione dei Bocconiani a Londra e con gli studenti italiani della London School of Economics».

Rivista - British Italian Society
“Rivista” è la pubblicazione ufficiale della British Italian Society

Sì, perché la ricerca è importante, ma è la prima a soffrire le conseguenze della crisi economica. La Society si è attivata anche in tal senso, assegnando ogni due anni la Rooke Prize, una borsa di studio ad uno studente inglese meritevole nel campo degli studi sull’Italia.Il John Florio Prize va invece alla traduzione di un’opera letteraria dall’italiano. «Più in generale, cerchiamo di favorire tutte le situazioni in cui c’è più bisogno di collaborazione e aiuto: negli ultimi anni ci siamo attivati per esempio per il terremoto dell’Aquila e le alluvioni in Lunigiana, destinando fondi al soccorso e alla ricostruzione».

Vicina alle Istituzioni – La British Italian Society è da sempre a contatto con le ambasciate italo-britanniche, supportando le attività di scambio tra i due Paesi. «Ci faremo conoscere presto anche da Jill Morris, la nuova Ambasciatrice britannica in Italia, fresca di nomina, e siamo in ottimi rapporti con Pasquale Terracciano, Ambasciatore italiano a Londra, che della BIS è patron ex officio. Va anche ricordato che nel 1950 la Society ha partecipato a fondare l’Istituto di Cultura Italiana».

Leconfield Lecture – E proprio all’Istituto di Cultura, il 25 novembre, ha avuto luogo come ogni anno la Leconfield Lecture, il momento più importante della stagione. Si tratta di una conferenza su un tema legato all’Italia, che nelle scorse edizioni ha portato alla BIS, tra gli altri, Antonio Pappano, Anita Garibaldi, Andrew Graham-Dixon. Il nome deriva da Lord Leconfield, primo presidente della BIS negli anni Quaranta. Quest’anno la parola è andata a Sir Timothy Clifford, storico dell’arte che ha parlato della sua esperienza come curatore del Museo della Ceramica di Casteldilago, in Umbria, la terra dove da diversi anni si è stabilito con la famiglia. «La conferenza è stata un successo», ci dice entusiasta de Chassiron, «molto stimolante e partecipata».

La passione, dicevamo. Scorrendo il Photo Album della BIS, online sul sito ufficiale, cogliamo un sentimento spontaneo, magari un po’ ingenuo, ma autentico. Capiamo che dell’Italia ci si può appassionare, anche da una terra straniera, e in un modo che spesso ha qualcosa da suggerire anche agli italiani. Viste da fuori le cose paiono meno scontate, e torna uno stupore che forse non ci si aspettava più.

Michele Bartoletti Stella – 8 dicembre 2015


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