“Servono ponti per scambiarsi idee, non barriere. Ecco perché la Brexit suona male”

Giovanni Allevi si racconta poche ore prima del concerto alla celebre Cadogan Hall di Londra, ultima tappa della sua tournée europea

“Servono ponti per scambiarsi idee, non barriere. Ecco perché la Brexit suona male”

 

Dopo due anni dal suo concerto alla Cadogan Hall, torna stasera a Londra Giovanni Allevi per una nuova performance che lo vedrà solo al piano. Se nel 2015 l’occasione fu l’apertura della tournée europea, il live di questa sera segna invece la chiusura, dopo aver fatto tappa nei giorni scorsi a Bruxelles, Dublino, Barcellona, Madrid e Zurigo.

Una scelta non casuale – ha detto il compositore appena atterrato nella capitale inglese e a poche ore prima di salire sul palco della celebre sala concerti – perché Londra in questo momento sta vivendo stravolgimenti importanti dal punto di vista storico, politico, culturale. Per questo ci tengo a portare anche qui, soprattutto ora, una mia testimonianza e tanto calore”.

Immagino che il tuo riferimento sia alla questione Brexit, qual è il tuo pensiero in merito?
Non giudico la scelta fatta, perché non facendo parte di questa grande comunità non posso dire se uscire dall’Unione Europea possa essere una cosa giusta o sbagliata. Soprattutto non giudico la scelta se vista in una chiave puramente economica. Certo, però, se analizziamo la Brexit in ambito culturale, è una questione del tutto anacronistica. Mentre il resto del Mondo, grazie alla Rete, sta sempre più annulando le distanze tra un polo e l’altro, tra un continente e l’altro, un intero paese, anzi più di uno dato che parliamo del Regno Unito, decide di chiudersi in sé quasi bloccando il normale flusso di idee che è in atto a livello globale.

Anche vista in una chiave “artistica”, la Brexit in un certo senso stona: proprio negli ultimi anni c’è stato un crescendo di artisti italiani che sono approdati a Londra, quasi fosse un proseguo della loro attività. Quasi, se vogliamo, non ci fosse differenza tra suonare a Milano, Roma, Firenze, e poi a Londra, Berlino, Madrid…
Si condivido, anche perché la cosa mi tocca personalmente. E’ dall’inizio della mia carriera che tendo a girare il mondo, sia per portare la mia musica in ogni angolo dove è richiesta, ma soprattutto per attingere ispirazione dai nuovi territori che visito. Un intero territorio che si chiude in sé stesso, è anche scegliere di non voler condividere più la propria arte, il proprio sapere, o di non voler più accogliere quello degli altri. Noi dobbiamo creare ponti per facilitare lo scambio di idee, non tirare su barriere.

Questa sera, alla Cadogan Hall, oltre a festeggiare la chiusura della tournée europea, festeggi anche 25 anni di carriera. Sei pronto ad accogliere il pubblico internazionale che prenderà parte all’evento?
Assolutamente non vedo l’ora, soprattutto perché tornerò con piacere alla Cadogan che ha una struttura come se fosse un grande abbraccio. Dal punto di vista simbolico rappresenta tanto per me, perché qui ho suonato due anni fa riscuotendo tanti consensi e ora torno proprio per godere nuovamente del tanto calore che questa città sa comunicare in ogni occasione. Brexit o meno che sia.

Qui dove acquistare i biglietti per il concerto di stasera.

Nelle foto Giovanni Allevi nel suo concerto alla Cadogan Hall di Londra nel 2015 (di Luca Viola)