William Cottam, il 30enne italoinglese “papà” di Toxic Toby

Di mamma italiana e papà british, è un creativo con una forte sensibilità verso i problemi sociali. Da qui l'idea dell'orsacchiotto che tossisce quando l'area è inquinata

William Cottam, il 30enne italoinglese “papà” di Toxic Toby

 

C’è una mente italoinglese dietro a Toxic Toby, l’orsacchiotto robotico ideato per allertare i pedoni di Londra quando i livelli di inquinamento superano la soglia di legge.

Lui si chiama William Cottam (nella foto in alto), ha 30 anni ed è nato a Londra da mamma italiana, originaria di un piccolo paesino della provincia di Brindisi, Tuturano, emigrata nella capitale inglese per studiare e per incontrare poi il suo futuro amore, un inglese doc. Insieme hanno dato alla luce il giovane Will, oggi senior creative in un’agenzia pubblicitaria chiamata McCann London.

La stessa agenzia che ha creato Toxic Toby, su impulso proprio del 30enne ormai stufo di vedere la sua amata Londra quasi sempre in allerta inquinamento.

“Il Comune di Londra sta facendo molto per contrastare il fenomeno cercando di abbassare il livello di polveri sottili nell’atmosfera – ci racconta William – ma ho creduto, insieme anche ad altri colleghi, che ci volesse qualcosa al limite della provocazione per svegliare le coscienze di tutti. Una provocazione che si è concretizzata in Toxic Toby, un dolce orsacchiotto come quello che ci ha tenuto compagnia da bambini, che anziché regalarci attimi di tenerezza, ci allerta sul fatto che potremmo morire a causa dell’inquinamento atmosferico. Sia esso generato dai gas di scarico dei mezzi a motore, che dalle fabbriche”.

L’apporto dato da William, nella realizzazione di Toxic Toby, è stato soprattutto di carattere comunicativo, intendendo l’idea dell’orsacchiotto al pari di una campagna marketing con l’obiettivo di far parlare le persone. Solo che, anziché utilizzare i cartelloni pubblicitari, le piattaforme social o i passaggi radiofonici o televisivi, si sono affidati alla tecnologia: stampanti 3D, sensori per monitorare l’aria, meccatronica per simulare il braccio che si alza e raggiunge la bocca per tossire.

William mentre spiega il progetto “Toxic Toby” ad alcuni passanti

Ho studiato grafica per quattro anni, prima al Camberwell College of the Arts di Londra e poi per due anni alla Nottingham Trent University – ci racconta William Cottam -. Subito dopo ho creduto che il mio focus dovesse essere meno sul design grafico e più sulle idee concettuali. Una scelta che ha ripagato, dato che fino ad ora ho registrato notevoli soddisfazioni in carriera”.

Attualmente Will lavora come senior creative nella sede londinese di un’agenzia pubblicitaria, la McCann, che opera su scala globale.

Il mio lavoro ha a che fare con idee creative che fanno apparire desiderabili i marchi e i loro prodotti. Questo di solito significa inventare campagne pubblicitarie per i più disparati brand, dalle auto, alle associazioni benefiche passando al celebre torneo di Wimbledon. In altri casi, lavoro per ideare nuovi e inaspettati modi per sensibilizzare le persone su argomenti di estrema attualità, come l’inquinamento. Da qui è nato Toxic Toby. Ma al di fuori del lavoro, dirigo video musicali per artisti emergenti”.

Indubbiamente il fatto di essere nato a Londra, aver studiato qui, ha permesso a William di conquistare una certa padronanza nell’ambito della creatività, dato che la capitale inglese è notoriamente famosa per essere un luogo dove si sperimenta molto e si inventa parecchio, proprio nel campo della comunicazione a 360 gradi.

Penso che Londra sia una delle città più creative al mondo al momento, specialmente quando si tratta dell’output delle nostre agenzie pubblicitarie. Alcune delle migliori agenzie internazionali hanno sede qui. I professionisti, più o meno esperti, vengono da ogni parte del mondo per lavorare e ‘giocare’ in questa città che ha creato un ambiente culturalmente vario in cui il pensiero nuovo ha prosperato. C’è anche un’abbondanza di start-up tecnologiche con nuovi interessanti prodotti alla ricerca di idee creative che li aiutano a distinguersi dalla massa.

Viviamo anche in una città in cui l’ispirazione e gli eventi inusuali si svolgono ogni secondo del giorno: dalle arti alla moda, il che è estremamente importante”.

In tutto questo processo creativo pesa l’ombra della Brexit che potrebbe minare quel naturale scambio di idee, ma soprattutto di persone, in questo particolare ambito lavorativo.

Ad oggi l’aspetto che più mi preoccupa della Brexit è l’incertezza che sta generando, sotto ogni aspetto: economico, sociale, politico. Ma essendo un ottimista mi piace pensare che tutti possiamo contribuire per risolvere il problema, evitando che siano solo pochi a decidere per molti”.