Università britanniche, iscrizioni in calo tra gli studenti europei

La Brexit pesa sul futuro dei college inglesi ma il Governo rassicura che fino al 2019 verrà garantito il supporto finanziario agli iscritti dal Vecchio continente

Università britanniche, iscrizioni in calo tra gli studenti europei

 

Iscrizioni in calo nelle Università britanniche. A confermare una sensazione diffusa sono i dati definitivi elaborati dall’Ucas: gli iscritti per l’anno scolastico appena iniziato sono 699.850, pari al 2,6 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Significa che 18.500 allievi hanno deciso di interrompere gli studi o di prendere altre destinazioni e, in questo senso, il sospetto è che le incertezze legate alla Brexit abbiano giocato un ruolo chiave.

A spingere gli osservatori a vedere nel divorzio dall’Unione Europea la principale responsabilità di questo calo è il fatto che il numero delle iscrizioni in arrivo dai paesi europei abbia subito la diminuzione maggiore.

Gli iscritti di origine inglese, infatti, sono scesi del 3,1 per cento mentre quelli europei addirittura del 4,4. Soprattutto per la laurea triennale il calo è apparso a livelli mai registrati prima, con 51.185 studenti europei che, anziché varcare la Manica, hanno scelto altre destinazioni.

A continuare a preferire le università inglesi sono gli studenti che arrivano da altre nazioni fuori dal Vecchio Continente. Per loro è stato calcolato un aumento del 2,8 per cento, con il livello record di 76.380 iscritti, il più alto mai raggiunto.

I britannici iscritti sono dunque 572.285, pari all’82 per cento del totale, con i non europei che conquistano un 11 per cento e gli europei che scendono al 7. A fronte di queste richieste di iscrizioni, anche le candidature accolte hanno dimostrato un aumento dei giovani che arrivano da paesi molto lontani (più 5 per cento) e una diminuzione di quelli europei (meno 2,1 per cento).

Osservando dati e prospettive, Sarah Stevens, responsabile delle iscrizioni per il Russell Group, che riunisce i 24 migliori atenei inglesi, ha sottolineato che l’arrivo di studenti di talento da diverse parti del mondo va guardato con soddisfazione, come un messaggio positivo, ma ha anche dichiarato che se emergerà che davvero gli europei non vengono per via della paura della Brexit sarà premura della comunità universitaria far pressioni sul governo per ottenere maggiore chiarezza. Perché ai cervelli in fuga da altri paesi vicini il mondo accademico anglosassone tiene moltissimo.

In particolare, Stevens ha assicurato che il governo dovrà confermare che tasse e supporto finanziario continueranno ad essere offerti agli studenti europei fino all’anno accademico 2019-2020 e che verrà garantita loro anche la possibilità di rimanere in Gran Bretagna a lavorare dopo il diploma. Una rassicurazione importante, dal momento che gli elementi tasse, costi e prospettive future sono quelli su cui si appuntano le preoccupazioni degli europei e degli italiani.

Valutazioni che fanno pendere il piatto della bilancia della scelta dell’ateneo verso il lato negativo. A discapito del lato positivo, che dipinge l’università inglese come un luogo dove si trova una offerta accademica di altissimo livello, nella quale esistono riconoscimenti legati al merito, la possibilità di una carriera successiva e finanziamenti da parte del governo per ricerca e approfondimenti.

Caratteristiche che mancano all’università italiana e che spingono tanti brillanti docenti a lasciare la patria e cambiare la loro residenza, ma anche giovani studenti ambiziosi e di talento a pensare di spostarsi in un paese che offre davvero possibilità e speranze.