Sciopero per le pensioni, si fermano le università britanniche

Al centro del dibattito la volontà di cambiare il sistema pensionistico attraverso un nuovo schema. Interessati anche molti accademici e ricercatori italiani

Sciopero per le pensioni, si fermano le università britanniche

 

E’ stato definito uno sciopero senza precedenti dato che interessa uno dei settori fiore all’occhiello del Regno Unito: l’università. E’ la manifestazione di protesta indetta da 64 atenei a partire da oggi, durante la quale docenti, ricercatori e lavoratori incroceranno le braccia per esprimere il proprio dissenso verso la riforma delle pensioni che si vorrebbe attuare all’interno del sistema unversitario britannico.

L’obiettivo delle amministrazioni universitarie, tra le quali anche quelle di college blasonati con sede a Oxford e Cambridge oltre che a Londra, è quello di cambiare il sistema pensionistico attraverso un nuovo schema che però, stando ai sindacati, porterebbe a una perdita media di circa 10mila sterline all’anno, circa 12 mila euro, nelle pensioni dei lavoratori. Il motivo del cambiamento è lo stato dei conti del fondo pensione: secondo il sindacato UUK il fondo avrebbe addirittura un buco di 6.1 miliardi di sterline, una valutazione peraltro contestata da altre organizzazioni.

La protesta che ha preso il via oggi, indetta dal sindacato “Ucu” (University and college union), si svilupperà in quattordici giorni di sciopero, di cui 5 consecutivi a partire dal 12 marzo, e interesserà indirettamente la quotidianeità di circa un milione di studenti.

Direttamente interessati anche molti accademici e ricercatori italiani impiegati nel sistema universitario britannico. Sono circa tremila, come ha recentemente confermato Roberto Di Lauro, addetto scientifico dell’Ambasciata italiana a Londra, in una nostra intervista.

La protesta degli accademici UK si inserisce in un contesto sociale ed economico già complicato per il mondo universitario. Da un paio di anni, e anche a causa della Brexit, il settore sta registrando segnali di crisi, con diversi atenei a rischio di fallimento, mentre fioccano le polemiche sugli stipendi astronomici dei rettori. Un tema entrato prepotentemente al centro del dibattito politico: dai banchi dell’opposizione Corbyn propone di abolire del tutto le tasse universitarie (9,250 sterline l’anno), raccogliendo consensi tra studenti e genitori, mentre i Tories cercano nuove strade per rivitalizzare il settore.