Universal Credit: un sistema pieno di falle che non aiuta gli europei

Non è piú sufficiente essere registrati allo European Settlement Scheme per averne diritto. Occorre dimostrare anche un vago "diritto di risiedere" nel Regno Unito.

Universal Credit: un sistema pieno di falle che non aiuta gli europei

 

Per un europeo che vive nel Regno Unito, la strada per ottenere l’Universal Credit è piena di ostacoli. Non basta essere registrati allo European Settlement Scheme e avere ottenuto il Settled o il pre-Settled Status. È necessario dimostrare anche di avere un differente “diritto di risiedere” che segue logiche diverse e penalizza alcune categorie di lavoratori. Una complicazione che in questi mesi sta rendendo difficile per molti italiani ottenere il sussidio dal Governo britannico. Proviamo a fare chiarezza.

Istituito nel 2016, l’Universal Credit è un sussidio mensile statale che è andato gradualmente a sostituire i sei principali benefits a sostegno del reddito disponibili nel Regno Unito, tra i quali il sussidio di disoccupazione, l’indennità di alloggio e il credito d’imposta sul lavoro. Negli ultimi mesi, la crisi da lockdown e Covid-19 ha generato un incremento delle domande, e questo ha portato alla luce l’ennesima falla nella procedura di richiesta. Questa volta a risentirne sono soprattutto i richiedenti europei che non hanno ancora ottenuto il settled status.

Tra i criteri d’idoneità per la richiesta del sussidio, oltre alla maggiore età ed un reddito basso o assente, figura infatti il cosiddetto Habitual Residence Test, il cui mancato superamento, secondo un’inchiesta dell’Institute for Public Policy Research ha causato il respingimento di oltre 45,000 domande nell’ultimo anno (il 10%). Capire che cos’è questo test e a quali diritti dà accesso appare dunque fondamentale all’approcciarsi della fine del periodo di transizione della Brexit.

Nel 1994, nel clima già ostile post-Thatcher, il governo britannico introduce l’Habitual Residence Test per tutti i cittadini provenienti dallo Spazio Economico Europeo ed intenzionati a rimanere nel paese per ragioni lavorative. Per superare il test è necessario dimostrare il proprio diritto a risiedere nel Regno Unito (right to reside), tipicamente garantito a tutti i lavoratori – dipendenti o autonomi, – agli studenti e a coloro attivamente alla ricerca di un impiego (registered jobseekers). Il ‘right to reside’ non è da confondersi con il diritto di soggiorno ed è importante sottolineare che non essere riconosciuti tale status non significa dover lasciare il paese. Significa però non aver accesso ai servizi di previdenza sociale.

Il problema è che, come sa bene chi si occupa di diritto all’immigrazione, in questo campo esistono raramente chiari ‘sì’ o ‘no’. E così molti europei che si trovavano tra un lavoro lasciato ed un altro ancora da cominciare, o che da lavoratori autonomi non sono riusciti a dimostrare di ricevere entrate ‘fisse’ e ‘legittime’ durante l’intera permanenza nel paese, non hanno superato l’Habitual Residence Test.

Nell’ambito degli accordi per la Brexit, il governo britannico ha ripetutamente garantito che non ci sarebbero stati cambiamenti nelle procedure di richiesta dei benefits prima della effettiva uscita dall’UE (Gennaio 2021). Tuttavia, alcune modifiche apportate al regolamento dell’Universal Credit hanno introdotto un’ulteriore discriminante proprio per i richiedenti non britannici. Se prima, infatti, era sufficiente essere iscritti all’European Settlement Scheme per farne richiesta, da luglio 2019 coloro che, seppur iscritti, non hanno vissuto continuativamente nel Regno Unito per almeno 5 anni, potrebbero non passare l’Habitual Residence Test.

Secondo the3million, un’organizzazione impegnata nella protezione dei diritti dei cittadini UE in Gran Bretagna, questo costituisce un’aperta violazione del Withdrawal Agreement, nel quale il governo britannico si è impegnato a garantire accesso ai servizi di welfare a tutti i cittadini dell’Unione residenti nel paese prima di dicembre 2020. Ma nonostante la battaglia legale portata avanti da the3million ed altre organizzazioni, il governo inglese non sembra intenzionato a fare marcia indietro.

Secondo il patronato INCA-Cgil di Londra, per i lavoratori dipendenti con un’entrata fissa, i lavoratori e lavoratrici in malattia e maternità o i famigliari di qualcuno che già ha il ‘right to reside,’ non ci dovrebbero essere problemi. Le cose si faranno più complicate per i lavoratori autonomi, quelli con un contratto a zero ore ed i disoccupati, dove i margini di interpretazione rimangono ampi, e potrebbero non essere facile superare l’Habitual Residence Test. E a influenzare la decisione, visto che le domande per l’Universal Credit sono analizzate singolarmente, conterà l’arbitrio di chi le valuta e il clima politico del momento.

 

photo: JobCentre Plus in Harlesden (Google Maps)