Turbolenze nei cieli britannici: fallisce Flybmi, si salva (per ora) Flybe

Le incertezze legate alla Brexit hanno pesato sul futuro della compagnia che serviva anche Bergamo e Verona

Turbolenze nei cieli britannici: fallisce Flybmi, si salva (per ora) Flybe

 

Due aerolinee con un nome simile ma destini diversi. Non ce l’ha fatta Flybmi, compagnia regional basata nell’East Midlands, che sabato scorso ha esalato l’ultimo respiro. Si salva invece (almeno per ora) Flybe, grazie all’ingresso di nuovi azionisti disposti a iniettare capitale fresco per superare il momento di crisi.

Per Flybmi il decesso è arrivato in modo improvviso il 16 febbraio, con l’annuncio dell’ingresso in amministrazione controllata (anticamera del fallimento) e la sospensione immediata di tutte le operazioni di volo. A terra i passeggeri, alcuni dei quali avevano appena completato le procedure di imbarco, e i 17 aerei della flotta. A casa i 376 dipendenti.

La ragione principale? Brexit, naturalmente. L’incertezza legata all’uscita dall’UE, hanno spiegato i vertici della compagnia in una nota ”ci ha impedito di assicurarci contratti di volo sicuri in Europa e ha minato la fiducia sulla capacità di Flybmi di continuare a volare tra destinazioni europee“.

L’ultima goccia è stato l’annuncio che, in caso di “no deal, le aziende britanniche saranno escluse dall’Emission Trading Scheme, un programma europeo di gestione delle emissioni di gas nocivi all’ambiente. Un sistema che consente alle compagnie aeree di acquistare e vendere “crediti” legati alle proprie emissioni in modo da rientrare nei limiti imposti dalle leggi.

A patire le conseguenze della scomparsa di Flybmi saranno soprattutto gli abitanti di Aberdeen, Bristol, Derry e Newcastle, dove la compagnia aveva le sue basi operative e da dove partivano la maggioranza dei voli verso altre località britanniche ed europee, ma anche i londinesi (la compagnia operava dallo scalo di Stansted). Lo scorso anno Flybmi aveva trasportato 540mila passeggeri servendo anche destinazioni italiane come Verona e Bergamo.

La storia di Flybe, aerolinea regional basata a Exeter in Cornovaglia, sembra invece avviarsi verso un lieto fine nonostante una situazione finanziaria drammatica. Da tempo in crisi di liquidità, a novembre dello scorso anno la compagnia ha ammesso di aver bisogno di capitale fresco per continuare a operare.

Poco piú di dieci giorni fa la situazione è sembrata precipitare. Come unica alternativa alla chiusura, i vertici della compagnia hanno supplicato i propri azionisti di accettare un’offerta da un consorzio guidato da Virgin Atlantic che la valutava appena 1p per azione, facendo crollare le azioni, in quel momento quotate 16p.

Fortunatamente Flybe rimane una preda attraente. Oggi è arrivata una nuova offerta: la compagnia statunitense Mesa Air, basata a Phoenix, insieme con altri investitori, si è detta disposta a pagare circa 4.5p per azione per acquistarla, anche se nel rispetto di una serie di condizioni.

La decisione su quale offerta accettare verrà presa nei prossimi giorni dagli azionisti, ma in un modo o nell’altro il futuro di Flybe, almeno per il prossimo futuro, sembra assicurato. Una notizia molto importante per tutto il settore e per l’economia britannica. Flybe è la maggiore compagnia aerea regional d’Europa con oltre 8 milioni di passeggeri l’anno, due hub a Manchester e Birmingham, 2,300 dipendenti e una flotta di 78 aerei.

Il risiko dei cieli britannici non si ferma qui. Il tour operator Thomas Cook sta valutando la vendita della sua compagnia aerea, un operatore charter con basi a Manchester e London Gatwick, 28 aerei e un volume di oltre 7 milioni di passeggeri l’anno. Deal o no deal, le turbolenze continuano ed è quasi certo che l’anno in corso riserverà nuove sorprese.


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