Trump Presidente: per il Regno Unito è una “Brexit americana”

Le principali reazioni dei britannici a ventiquattr'ore dalla elezione che ha scioccato il mondo

Trump Presidente: per il Regno Unito è una “Brexit americana”

 

La vittoria di Trump alle presidenziali è la Brexit d’America” scrive il Telegraph. Certo, alla notizia della elezione di Donald Trump a prossimo Presidente degli Stati Uniti, la mattina del 9 novembre il Regno Unito si è svegliato con la sensazione di aver appena vissuto un deja’-vu. L’imprenditore multimiliardario Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali nello shock generale, a dispetto di tutte quelle previsioni e dei tanti sondaggi della vigilia che davano per certo un risultato completamente diverso, proprio come è stato nel caso della Brexit il 24 giugno scorso.

Non sono solo i sondaggi sbagliati a rievocare una sorta di Brexit feeling, ma con essi anche un misto di sensazioni, dallo smacco, lo shock e la delusione degli americani che avevano votato per chiunque tranne che per Trump, alla soddisfazione dei Repubblicani per la vittoria, la sensazione di “tradimento” avvertita dai tanti americani che vivono a Londra, fino alla tanta curiosità e preoccupazione di chi, come tutti nel resto del mondo, di questa elezione è stato solo spettatore.

Le ragioni dietro la vittoria di Trump sono molto simili a quelle che spinsero i britannici a votare “out”: il rifiuto dell’establishment e di un sistema che sembra non ascoltare il grido di chi non ha un lavoro e di quella classe media che non si sente rappresentata. Ne parla cosi il leader del partito labourista Jeremy Corbyn, tra i primi leader britannici ad esprimersi con preoccupazione giudicando la retorica Trumpiana come comprensibile, ma “chiaramente sbagliata”: “l’elezione di Trump e’ il risultato di una rabbia collettiva e del rifiuto del sistema economico attuale e deve servire da wake-up call“, ha dichiarato.

Per Nigel Farage, leader dell’UKIP (partito populista ed euroscettico britannico) e tra i principali fautori della Brexit, la vittoria di Donald Trump alle presidenziali, insieme a quella della Brexit, è molto di piu’: marca quello che definisce come “l’anno di due grandi rivoluzioni politiche”. “Pensavo che la Brexit fosse qualcosa di grande” ha continuato “ma quest’ultima lo è ancora di piu”.  A confermare queste dichiarazioni c’è anche la profonda ammirazione che lega i due leader di Regno Unito e Stati Uniti: lo stesso Trump si era a sua volta congratulato con Farage per la vittoria della Brexit il 23 giugno scorso, ai suoi occhi vista come l’occasione perfetta per consentire ai britannici di riprendere il controllo del proprio paese.

Usa toni meno forti ma sullo stesso piano, il primo ministro britannico Theresa May, che è stato il primo leader europeo a complimentarsi con Trump, sottolineando il lungo e speciale rapporto che lega i loro due paesi, ed esprimendo allo stesso tempo il desiderio di “poter presto lavorare insieme”. Sulla stessa linea anche il Ministro degli esteri Boris Johnson, che si è limitato ad esprimere le sue congratulazioni al neo eletto Presidente USA via Twitter.

Ora, il 45esimo Presidente degli Stati Uniti progetta di riprendere il controllo del proprio paese (facendo eco allo slogan dei Brexiters di “take back control on the country“) e di rendere l’America di nuovo una “grande nazione” – slogan alla base della sua campagna – ma le modalità con cui questo intenda realizzare tale progetto rimangono per ora una gigantesca black box. Una delle preoccupazioni intorno alla figura di Trump è proprio questa: di lui si sa tutto, ma non si può ancora sapere che tipo di Presidente sarà. La sua figura rappresenta un’incognita, come si legge anche dalle reazioni dei mercati alla notizia dei risultati delle presidenziali. L’unica certezza è che la politica da oggi in poi cambia completamente e apre le porte ad un periodo di insicurezza ed ignoto.

Resta solo da sperare in un “tutto fumo e niente arrosto” dove le apparenze e l’immagine del nuovo Presidente possano rimanere la cosa piu’ grave rispetto alle sue mosse a cui assisteremo per i prossimi quattro anni.

Mariaelena Agostini

Londra, 10/11/2016