Theresa May “Nessun diritto acquisito per i cittadini EU in UK”

Per il probabile futuro Primo Ministro lo status dei cittadini europei residenti in UK non è garantito e sarà usato come elemento negoziale con l'UE. Visione opposta per Gove e Crabb.

Theresa May “Nessun diritto acquisito per i cittadini EU in UK”

 

Il futuro dei cittadini europei che vivono già in UK, non importa da quanto, è a rischio, e sarà uno degli elementi della negoziazione con l’Unione Europea. Lo ha ammesso oggi Theresa May, Ministro dell’Interno e candidata alla leadership del nuovo Governo britannico, in una intervista televisiva con ITV.  Rispondendo alle domande del conduttore, May non ha offerto alcuna garanzia sullo status degli oltre 2 milioni di europei residenti in UK, sostenendo che tali diritti dovranno essere oggetto di negoziato con l’EU, al pari di quelli dei cittadini britannici residenti in paesi europei.  Una posizione forte, quella espressa dalla May, che contribuisce a alimentare l’ansia e l’incertezza per gli europei, ma che sta suscitando molte critiche, anche da parte degli altri candidati alla leadership dei Tories.

Il portavoce di Michael Gove, Nick Boles, ha espresso una tesi opposta, dichiarando che i diritti di residenza dei cittadini EU non dovrebbero essere messi in dubbio. Toni analoghi ha usato Stephen Crabb, un altro dei candidati al ruolo di leader dei Tories e del prossimo governo. In un tweet ha scritto “Io permetterei ai cittadini EU già in UK di continuare a vivere qui, e mi aspetto lo stesso per i Britannici nell’UE. Le persone non sono merce di scambio.“.

Fortemente pro-europei anche i Lib Dem. Secondo il loro leader Tim Farron gli europei residenti in UK dovrebbero avere diritto a rimanere nel paese a tempo indeterminato, e dovrebbero ricevere subito questa riassicurazione.  Il suo partito parteciperà alle prossime elezioni con un programma che prevede la permanenza nell’Unione Europea. Anche Nicola Sturgeon, il Primo Ministro Scozzese è intervenuto in difesa dei cittadini europei. In una lettera a David Cameron e ai cinque candidati premier, la Sturgeon ha chiesto “garanzie immediate” per lo status e i diritti dei 173,000 cittadini europei che vivono in Scozia.

La stessa richiesta è stata formulata da un gruppo di personalità del mondo politico e accademico in una lettera pubblicata oggi sul Telegraph. Nella lettera si chiede che il Governo, l’opposizione e tutti i candidati in pista per il ruolo di prossimo Primo Ministro affermino in modo “inequivocabile” che i migranti EU in UK sono i benvenuti, e non saranno soggetti a cambiamenti del loro status.  Tra i firmatari, anche il capo della campagna Vote Leave.

Manifestazioni di supporto che difficilmente potranno fare cambiare idea a Theresa May.  Da un punto di vista strategico-negoziale, la sua posizione è comprensibile. Garantire a priori lo status dei cittadini europei potrebbe essere percepito come un segno di debolezza e togliere al Regno Unito un utile arma negoziale.  Lo stesso David Cameron, parlando poche ore dopo l’esito del voto, non aveva dato voluto dare alcuna rassicurazione di lungo termine ai cittadini europei, limitandosi a dire che non ci sarebbero stati “cambiamenti immediati” nei loro diritti.

Nel Regno Unito vivono 2,2 milioni di cittadini europei. Se anche a loro venissero applicate le regole in vigore per i cittadini non-EU, l’88% non avrebbe diritto al visto, e sarebbe costretto a lasciare il posto di lavoro ed il paese. È la stima riportata da Emran Main – director della Social Market Foundation – sull’Independent. Un altro dato riportato da Main è illuminante: un europeo su 8 è un manager o un director di una società. Persone – scrive Main – che stanno gestendo l’incertezza del business causata dal risultato del referendum, mentre al tempo stesso devono affrontare la loro incertezza personale.

Se Theresa May diventerà il nuovo Primo Ministro, gli europei del Regno Unito non potranno contare su nessun diritto acquisito. Per chi vive (e paga le tasse) in UK da almeno 5 anni, la soluzione sicura sarà quella di prendere il passaporto britannico. Per gli altri, o per coloro che non vogliono la doppia nazionalità, lo stato di incertezza è destinato a durare. Insieme con la preoccupante consapevolezza che il proprio status potrà essere usato come elemento negoziale da parte del team Brexit britannico.

Francesco Ragni

Londra, 3/7/2016