Test per il Coronavirus: dalla Cina a Londra è una corsa contro il tempo

Sono pochi i laboratori in UK che possono fare il test genetico, e il test del sangue non è ancora validato. Ecco cosa succede

Test per il Coronavirus: dalla Cina a Londra è una corsa contro il tempo

 

Fondamentali, per diagnosticare la malattia, contenere la diffusione del contagio e identificare le persone che hanno già sviluppato l’immunità al virus. Eppure, praticamente introvabili. Nel Regno Unito, i test per il Covid-19 scarseggiano. La prova più eclatante è il fatto che dei 550.000 medici e infermieri dell’NHS in prima linea contro il virus finora solo 2,000 sono stati sottoposti al test. Una situazione che sta facendo inferocire gli operatori sanitari impegnati nella lotta contro il virus, già preoccupati per la mancanza degli equipaggiamenti protettivi, e che i media inglesi non esitano a definire “caotica, ridicola, vergognosa”, puntando il dito sulla incapacità del Governo di procurarne le quantità necessarie.

Ma cosa sono esattamente questi test e perchè è cosí difficile trovarli. Ne abbiamo parlato con David Reilly, Head of Science and Clinical di Minerva Research Labs, azienda londinese all’avanguardia nel settore health-beauty, con alle spalle un PhD in biochimica e oltre 30 anni di esperienza nella ricerca biomedica.

Prima di tutto, chiarisce Reilly, va detto che ci sono due tipi di test. Il primo è un test genetico, simile a quello usato per le analisi forense, che permette di individuare la presenza del virus. Il materiale genetico viene raccolto normalmente con un tampone (swab) di saliva e viene poi mandato ad un laboratorio specializzato che lo analizza per determinare la presenza o meno del virus, generalmente nell’arco di 24 ore. È il test in assoluto piú affidabile ed il piú utile a fini terapeutici.

In tutto il Regno Unito il test genetico può essere fatto da circa 40 laboratori” spiega Reilly “dei quali dodici sono quelli direttamente gestiti da Public Health England. Altri centri hanno i materiali e le competenze per farlo, per esempio quelli che svolgono ricerca sul cancro, ma si sta discutendo del fatto che potrebbe esserci presto una carenza dei reagenti chimici necessari per i test“.

Attualmente l’NHS è in grado di somministrare il test a un numero molto limitato di persone, circa 1,500 al giorno, e la priorità viene data agli ammalati, rendendolo di fatto inaccessibile a tutti gli altri. La circostanza ha portato alcuni operatori privati a offrire un loro test a un costo attorno alle 400 sterline. Un importo ragionevole, secondo Reilly. Ma la stampa britannica ha portato a galla episodi chiaramente speculativi.

Secondo un’inchiesta del Sunday Times, il responsabile medico di uno di questi centri, l’Harley Street Clinic, è riuscito a realizzare un profitto di 1.7 milioni di sterline in una settimana, vendendo 6,664 test a 375 sterline ciascuno e pagandone £120 ciascuno all’azienda (Randox Laboratories) che effettuava i testi. La Harley Street Clinic, scrive peraltro il Guardian, nonostante il nome non ha alcuna sede nella prestigiosa via londinese dove si trovano i piú importanti studi medici privati, e risulta invece basata in un oscuro appartamento di north London. Non proprio una truffa ma neanche un comportamento da libro Cuore.

Il secondo test, ci spiega ancora Reilly, invece che individuare il virus punta a individuare la presenza degli anticorpi (antibodies) che l’organismo ha sviluppato come reazione al virus. È un test simile a quelli di gravidanza, servono poche gocce di sangue e può essere fatto a casa. La risposta è praticamente immediata.

Questo secondo test cerca due tipi di anticorpi: IgM e IgG. Gli IgM sono i primi anticorpi prodotti come reazione dal virus, una-due settimane dopo il contagio.  La loro presenza indica che l’infezione è in corso e che l’organismo sta reagendo, ed è necessario quindi evitare contatti. Gli IgG sono anticorpi che l’organismo produce per immunizzarsi contro il virus. La loro presenza indica che l’infezione non solo è avvenuta, ma è anche stata combattuta e vinta.  Chi risulta positivo all’IgG è ormai guarito, ed è quindi in condizione di tornare al lavoro senza rischio di infettare altri o riammalarsi.

Questo è il test considerato più utile e appropriato per uno screening di massa, soprattutto perché consente di fare rientrare al lavoro tutti coloro che sono entrati in contatto con il virus ma hanno sviluppato l’immunità, e non richiede il ricorso a un laboratorio. Ad oggi, tuttavia, nessuno dei test disponibili è stato approvato.

Le aziende più avanti nella produzione, spiega ancora Reilly, sono quelle cinesi, per due motivi. Il primo è che la Cina è il paese dove l’infezione si è manifestata per prima, ormai parecchi mesi fa. Il secondo è che il paese ha enormi capacità manifatturiere e può rapidamente raggiungere livelli di produzione elevati.

 

Tony Sanguinetti con il test Covid-19

 

Sono tante le aziende cinesi che offrono il test. Tony Sanguinetti, fondatore e Managing Director di Minerva Research Labs, si è mosso in anticipo ed è riuscito a procurarsi un primo batch da due aziende cinesi certificate dalla authority cinese responsabile per l’approvazione dei farmaci.

“Grazie ai nostri contatti in Cina abbiamo identificato le aziende piú affidabili e le abbiamo contattate acquistando un primo gruppo di test. I costi sono ballerini” ci spiega Tony, “cambiano continuamente, e la sensazione è che i test non siano ancora pronti per un uso commerciale (il kit arrivato in azienda è identificato come for research purpose only). Ma ci interessa capire cosa si trova sul mercato e quali fornitori possono essere affidabili. La nostra è un’azienda all’avanguardia nello sviluppo di prodotti che permettano di estendere la vita delle persone. Nella situazione attuale non c’è nulla di piú importante del coronavirus e ho quindi chiesto al mio team di scienziati di capire meglio cosa possiamo fare per aiutare le persone a prevenire o difendersi dall’infezione. Grazie anche alle nostre capacità di procurement e alla presenza in 35 paesi pensiamo di poter svolgere un ruolo importante”.

Il primo prodotto analizzato da Minerva Research Labs testa IgM e IgG contemporaneamente. Il secondo prodotto, che dovrebbe arrivare a giorni da un’altro fornitore, li testa separatamente. “Con i test acquistati in Cina abbiamo testato alcuni dei nostri dipendenti (quelli che non erano già a casa a lavorare) e sono risultati tutti negativi” dice Sanguinetti, che comunque ha spostato l’intera azienda in modalità di home working.

Ma è possibile produrre il test in UK sugli anticorpi?  Certamente si, dice Reilly.  Sono molte le aziende che stanno cercando di produrre i kit, in una sorta di corsa contro il tempo. La più avanti è la Mologic di Bedford. Il fondatore, Paul Davis, è la persona che in Unilever ha sviluppato il test di gravidanza nel lontano 1988. Successivamente ha fondato la sua azienda, specializzata nella realizzazione di test diagnostici, in business da quasi 20 anni, svolgendo tra l’altro un ruolo importante nello sviluppo del test per l’Ebola.  Non a caso l’azienda è stata visitata da Boris Johnson poche settimane fa e ha già ricevuto un milione di sterline da Downing Street per realizzare il test (su un totale di 46 milioni di sterline stanziati per finanziare lo sviluppo di test e di un vaccino). Il test sviluppato da Mologic è al momento in validazione, sia in UK che all’estero, ma non ci sono indicazioni sulla tempistica e sul numero di esemplari che potranno essere prodotti.

Cosa dice il Governo? Lo scorso 25 marzo il ministro Matt Hancock aveva dichiarato di avere acquistato 3.5 milioni di test, aggiungendo che nell’arco di “pochi giorni” sarebbero stati disponibili per tutti, anche tramite farmacie e Amazon. Oggi, dopo giorni di silenzio, è arrivata una sostanziale marcia indietro. Parlando alla stampa nel corso del consueto briefing giornaliero, Hancock ha ammesso che la situazione è piú complicata. “Il Regno Unito non ha un forte settore diagnostico, come per esempio la Germania, che dispone di piú di 100 laboratori” ha detto Hancock. “Stiamo cercando di costruire il settore, ma ci vuole tempo”.

Sui test genetici (swab test) Hancock sta chiedendo aiuto a centri di ricerca, università e aziende private, con l’obiettivo di arrivare a 25,000 test/giorno entro la fine di Aprile.  Sui test degli anticorpi (blood test) il Governo sta lavorando con nove aziende diverse, verificando l’efficacia dei loro prodotti, un processo che richiede tempo e rigore scientifico e per il quale non c’è certezza del risultato. “Uno di questi test ha sbagliato il risultato in tre casi su quattro” ha ammesso Hancock, aggiungendo di non volere approvare alcun test fino a quando non sarà certo della sua validità. “Nessun test e meglio di un cattivo test”.

Nel complesso, tra swab test e blood test, Hancock si è dato l’obiettivo di arrivare a 100mila test/giorno alla fine di Aprile. Ambizioso, ma ancora poco. A beneficiare dei test saranno, nell’ordine, prima i malati, poi gli operatori dell’NHS in prima linea, poi gli altri operatori dell’NHS, poi i lavoratori nei servizi critici e, solo alla fine, la popolazione.  Uno screening di massa da parte dell’NHS appare oggi improbabile ma tra forniture cinesi e sviluppi locali, potrebbero arrivare prima le aziende private.

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Foto: F.Ragni/ Londra Italia (All Rights Reserved)


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