La diplomazia di Boris Johnson: invita i britannici a protestare contro la Russia

Clima di "guerra fredda" tra Regno Unito e Cremlino, nell'attesa di soluzioni più a lunga durata sul conflitto in Siria

La diplomazia di Boris Johnson: invita i britannici a protestare contro la Russia

 

Vorrei vedere delle manifestazioni di protesta davanti all’ambasciata di Russia” è l’ultima, controversa dichiarazione del ministro degli esteri britannico Boris Johnson. Durante una seduta speciale della House of Commons per discutere delle opzioni di guerra in Siria, martedi scorso, Johnson ha lanciato un aperto appello a manifestare davanti all’Ambasciata Russa a Londra contro la politica di Mosca in Siria, preoccupato che tali azioni non siano prese seriamente in considerazione dai gruppi anti-guerra. Johnson non ha mancato di equiparare le azioni della Russia in Siria a crimini di guerra, accusando apertamente il Cremlino di aver volutamente attaccato i convogli umanitari di Aleppo il 19 settembre scorso.

Dichiarazioni che non sono piaciute alla Russia, che ha sempre affermato di spedire raid aerei “esclusivamente contro i terroristi” e che “nessun aereo russo” si trovava nella zona al momento dell’attacco al convoglio ONU quel 19 settembre. In risposta a Johnson, il portavoce del ministero della Difesa russa Igor Konashenkov ha accusato il ministro britannico di alimentare solo “isteria russofobica” e che, non avendo alcuna prova che possa sostenere le sue dichiarazioni, l’appello di Boris Johnson è soltanto “una tempesta in un bicchiere d’acqua”.

Difficile dire se durante la sessione nella House of Commons l’appello di Johnson sia stato accolto con entusiasmo dagli altri parlamentari, data l’aula semivuota in cui si è tenuta la riunione martedì scorso. Quel che è certo è che l’intervento di Johnson è stata la “miccia” che ha fatto accendere ulteriori fuochi nella già delicata situazione tra Russia e Occidente sulla questione della guerra in Siria, in un clima in cui la NATO e gli Stati Uniti hanno più volte definito le azioni di Mosca “distruttive”.

Nel Regno Unito, tra tutte è spiccata la reazione di Sir John Sawers, ex capo dell’MI6, l’agenzia di spionaggio per l’estero del Regno Unito, che ai microfoni della BBC ha ripreso Boris Johnson per aver rischiato di alimentare quello che oggi è un clima di “guerra fredda” ancora più pericoloso che nel passato a causa dell’assenza dell’Occidente in Siria e della crescita militare russa negli ultimi quindici anni.

Nel frattempo, si è svolto oggi l’incontro tra Boris Johnson con il Segretario di Stato Usa John Kerry ed altri ministeri esteri per discutere delle opzioni militari per la Siria e di ulteriori sanzioni contro la Russia. Un incontro nel quale Johnson ha chiesto alla Russia di “avere pietà” ad Aleppo e fermare la carneficina.

Londra, 16/10/2016

Mariaelena Agostini

@AgostiniMea