Stress da scrivania? Gli inglesi si tuffano in ufficio…tra 81mila palline

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Francesca Marchese sperimenta il Jump-In (foto: Francesco Ragni)

 

Zio Paperone lo faceva con le monete d’oro, a Londra si fa con 81mila candide palline.

Tuffarsi in un mare bianco, metafisico e soffice, nuotarci dentro e galleggiare, quasi senza gravità: è l’idea di Jump In! (letteralmente, Saltaci Dentro!) un’installazione artistica che dà spazio agli eterni Peter Pan.

Ha pure il trampolino, proprio come il “Deposito”: ci si tuffa dentro un’ampia stanza candida dalle finestre a vetri, nel quartiere di Hammersmith a West London. Si nuota, a piene bracciate. Si gioca. Si fa yoga e pure la lotta quasi fosse neve.  Ancora più interessante, si fanno lezioni di gruppo e riunioni di lavoro: la “piscina della felicità”, infatti, può accogliere fino a 30 persone a volta. Gli organizzatori dicono di essere “inondati di richieste” e che è già tutto prenotato fino all’ultimo giorno, previsto per il 13 febbraio.

 

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Foto: Pearlfisher

 

A giocare s’impara anche da grandi, ed il gioco è un modo straordinario di dare il meglio di sé anche in ufficio: “Secondo me – spiega a Londra, Italia il programmatore informatico inglese John Aldis, dopo averci trascorso un’oretta insieme alla fidanzata – tornerò al lavoro più rilassato dopo questa esperienza. E me ne ricorderò in futuro!”.

Gaming + innovazione è un trend che spopola nella capitale inglese e le sedi di grandi multinazionali – Google in testa – l’ hanno capito da tempo. Non a caso, ad inventare Jump In! è stata una creativa della pubblicità, madre di quattro figli e fondatrice dell’agenzia di design e marketing Pearlfisher (“pescatori di perle”) con sede a Londra e NewYork: “Tutto dipende da come ci comportiamo – spiega Karen Welman Londra, Italia dall’interno della piscina, tra una bracciata e un’altra –  e da come consideriamo i luoghi di lavoro. Questa istallazione si presta bene a molti utilizzi ma ci arrivano richieste anche da parte di aziende e banche”.

 

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Foto: Pearlfisher

 

Il progetto supporta una raccolta fondi per “Rights to play”, un’organizzazione multinazionale che aiuta i bambini in aree svantaggiate del mondo come America Latina, Africa ed Asia: Pearlfisher dona una sterlina per ogni visitatore della galleria.

“Il concetto chiave – aggiunge Karen, che ama l’architettura del nostro Paese ed ha anche alcuni clienti italiani – è essere sympathetic. Non sappiamo ancora il futuro di questa installazione ma vorremmo coinvolgere anche ospedali ed istituti di beneficienza. Il progetto in sé è costato diecimila sterline, quindi ci vuole davvero poco per creare qualcosa di innovativo che faccia stare bene. L’idea è venuta a Jack Hart, un membro del nostro team, un paio di anni fa prima di Natale. La nostra galleria era una scuola, quindi ci è sembrato il posto perfetto. Siamo felici di averla realizzata adesso, siamo stati noi i primi a divertirci moltissimo”.

Questo video mostra proprio quel momento, con tuffi e piroette al rallentatore e il valzer di Shostakovich (da Eyes Wide Shut) in sottofondo.

 

 

A Londra c’è già stata una installazione simile l’anno scorso, con i palloncini blu dell’artista Martin Creed. Ma stavolta c’è il piacere estetico del bianco, che invita pure alla meditazione: “a volte, anche dopo il tramonto – spiega il team – facciamo un tipo particolare di yoga acrobatico a due, si chiama Acroyoga”. Il suono delle palline di plastica, leggerissime e grandi quanto una mano, è particolarmente rilassante. Il fondo della piscina è un tappetino morbido; la sensazione sul corpo è simile a quella del film Il meraviglioso mondo di Amelie quando la protagonista immerge le dita in un sacco di legumi.

“E’ stato molto rilassante – conclude John, l’informatico londinese, mentre si allaccia le scarpe per tornare a lavoro –  anche meglio di nuotare! Non facevo niente di simile da… almeno trent’anni”.

Francesca Marchese

 

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Karen Welman, Creative Partner Pearlfisher (foto: Francesco Ragni)