“Donne e talent show possono rinnovare la musica classica”

Vive e lavora a Londra la pianista modenese Stefania Passamonte giurata ai prestigiosi "Grammy Awards" e "Classic British"

“Donne e talent show possono rinnovare la musica classica”

 

Ieri era una ragazza appassionata di musica, poi studentessa presso il Conservatorio di Modena Orazio Vecchi, laureata in legge e diplomata all’Accademia Santa Cecilia di Portogruaro, vicino Venezia. Oggi vive a Londra ed è una recording artist affermata che gestisce un’etichetta discografica indipendente per la musica classica. Dopo aver pubblicato dieci album come solista, Stefania Passamonte, fra un tour e l’altro, ha fatto parte della giuria dei Grammy Awards americani e dei Classic Brit Awards inglesi, esperienze che le hanno dato modo di intercettare i gusti del pubblico, conoscere nuovi talenti e capire quale strada sta prendendo la musica oggi.

Sei reduce dai Classic Brit Awards 2018 che si sono appena conclusi alla Royal Albert Hall di Londra. Come hai trovato questa edizione?
In primo luogo i Brit sono tornati dopo una pausa di quattro anni e un periodo di riflessione. Nel format dell’evento era necessaria una ristrutturazione, perché una giuria che si basa solo sui dischi venduti è costretta a premiare sempre gli stessi artisti, come per esempio le irraggiungibili Nicola Benedetti e Alison Balsom. Il mondo della musica classica non può ignorare l’ibridazione fra diversi stili, l’influenza del cinema e delle serie TV, nuovi talenti che fanno del mescolamento fra generi il proprio tratto distintivo. I puristi storcerebbero il naso, ma Tokio Myers è un fenomeno che non dovrebbe essere ignorato. Cresciuto nei talent show, è un’ottima figura che sta rivoluzionando un settore come quello della musica classica, rimasto elitario per troppo tempo.

Quanto è apprezzato il talento italiano in eventi come questi?
In questa edizione dei Brit si sono distinti talenti puri come il conosciutissimo Andrea Bocelli e la giovane Beatrice Rana. Per Bocelli era l’ennesimo riconoscimento alla carriera, ma resta fra i cantanti più visionari nel cavarsela abilmente fra classico e contemporaneo. Beatrice, un po’ più purista, ha invece stupito tutti vincendo una competizione internazionale in Canada, per la sua capacità di dare nuova luce con il pianoforte agli spartiti di Bach.

Anche stavolta non ti sei trovata a giudicare solo il tuo genere musicale…
No, ed è molto utile. Da quando il mio vecchio maestro mi consigliò di andare all’estero per internazionalizzarmi come artista, ho fatto molte esperienze nuove, anche lontane dai canoni. La musica classica non deve essere un compartimento stagno. Deve considerare i giovani che lavorano in questo mondo e che tentano di dare una scossa al settore. Sono orgogliosa di far parte di questo movimento, perché porta più persone di estrazioni culturali diverse ai concerti. Non possiamo crogiolarci sul nostro mondo elitario.

Collaborando con la radio londinese Women’s Radio Station, stai ora puntando sulla comunicazione. Quali obiettivi ti sei posta per il futuro?
Ho notato che sono proprio le donne ad arricchire la voglia di rinnovamento che c’è fra i nuovi interpreti della musica classica. Voglio provare a dar loro maggiore spazio, anche attraverso programmi di intrattenimento. Londra resta la culla delle novità in queste cose e il bello è offrire spettacoli di diversa natura. Per esempio, l’attrice italiana Elena Mazzon sarà presto in scena con un’opera teatrale su Clara Schumann, moglie del più conosciuto compositore Robert. Questo ci dice che i talenti femminili ci sono sempre stati, ma che forse non hanno avuto abbastanza successo finora. Il mondo della classica è vivo, non lasciamolo soffocare con tradizionalismi inerti.