Homeless italiani a Londra, un’indagine racconta quanti sono e chi li assiste

Il "Rapporto Italiani nel Mondo" della Fondazione Migrantes dedica un intero capitolo alla comunità italiana nella capitale inglese

Homeless italiani a Londra, un’indagine racconta quanti sono e chi li assiste

L’Italia è il quarto paese europeo per numero di homeless, o senzatetto a dirla all’italiana, che vivono lungo le strade di Londra, dopo Romania, Polonia e Lituania. La conferma giunge dal Rapporto Italiani nel Mondo a cura della Fondazione Migrantes presentato nei giorni scorsi a Roma, contenente un capitolo dedicato alla comunità italiana nella capitale inglese, tra la più vasta al mondo.

A redigerlo la giornalista Francesca Marchese che ha condotto una indagine puntando l’attenzione sulle situazioni di disagio che vivono decine di connazionali e sugli strumenti che vengono messi a disposizione per assisterli, sia dal governo britannico che da quello italiano in UK rappresentato dal Consolato e dalle sedi estere delle associazioni solidali italiane.

Sono almeno 126 gli italiani che vivono in povertà estrema a Londra, ma il numero potrebbe essere anche maggiore dato che di alcuni homeless non si conosce la nazionalità e risulta anche difficile reperirla dagli stessi.

Il dato è inserito in un database che viene aggiornato annualmente, il “CHAIL – Combined Homelessness and Information Network”, elaborato dall’associazione londinese St. Mungo’s. Nell’ultimo periodo preso in esame, tra il 1 aprile 2017 e il 31 marzo 2018, sono state registrate un totale di 7.484 persone che vivono in situazioni di estrema povertà, di cui la metà soffre di un problema di salute mentale: la gran parte di loro è di origine inglese, il 47%, mentre il 30% proviene da paesi del centroest e sud dell’Europa. Il rimanente 23% rappresenta in maniera abbastanza bilanciata tutti gli altri continenti, Africa, Asia, America e Australia.

L’indagine che ho voluto condurre – spiega Francesca Marchese – non è basata solo sul  raccontare storie di chi ci ha provato ed è finito fuori strada, ma spiegare soprattutto che ci sono strumenti a disposizione per ritornare in carreggiata, messi a disposizione sia dal governo britannico che dal nostro italiano, ma che spesse volte non si conoscono. Il rischio è che si entri in un vortice dal quale poi non si esce più col risultato di finire per strada senza fissa dimora, e senza neppure la capacità economica di rientrare in Italia.

Ad esempio, spiega in dettaglio la giornalista nella sua indagine, la parrocchia italiana di St. Peter è attiva con il progetto “St. Peter Project” che fornisce assistenza ad alcolisti, tossicodipendenti ed ex detenuti, e con il progetto di orientamento “Benvenuti a bordo” attraverso il quale si stima abbia offerto aiuto a piú di 6 mila persone dal 2013 a oggi; un progetto che intende offrire un quadro veritiero di Londra, che parte dalla difficoltà di pagare un affitto se non si ha un lavoro adeguato, al non riuscire a utilizzare i trasporti pubblici tra i più cari al mondo perché non si hanno abbastanza fondi a disposizione. Mentre l’Ufficio Servizi Sociali del Consolato ha registrato 3.800 interventi nei primi sei mesi del 2018 per aiutare singoli individui e famiglie in situazioni di emergenza.

Alcuni dei volontati della Comunità di Sant’Egidio UK di Londra con al centro la responsabile Emanuela Russo (Foto Francesca Marchese)

Tra i progetti più rilevanti ci sono anche quelli della Comunità di Sant’Egidio UK, che distribuisce pasti caldi ai senzatetto in alcuni quartieri della capitale. “La coordinatrice è Emanuela Russo – continua Francesca – e ogni sabato arruola 40 volontari sia italiani che di altri paesi nelle zone di Victoria, Gloucester, Tottenham e Piccadilly. E per incontrare, purtroppo, quasi sempre gli stessi volti chiamandoli per nome e consegnando loro dei pasti caldi. Una volta al mese organizzano anche una cena ovviamente gratuita per 80 ospiti homeless presso il Carmelite Parish Centre di Kensington grazie al cibo donato dai supermercati e ristoranti della zona. Sono sempre più numerosi gli anziani, i senzatetto ma anche le persone sole che accolgono l’invito”.

Oltre al grande disagio personale vissuto dai tanti homeless, anche la situazione attuale che sta attraversando il Regno Unito non sembra muoversi a loro favore: i senza fissa dimora europei a Londra stanno infatti sperimentando sulla loro pelle gli effetti della Brexit e del “clima ostile” del governo britannico per favorire i rimpatri volontari di migranti illegali. I cittadini rumeni, ad esempio, erano 1.546 nel 2016 e sono adesso 664, secondo i dati dell’associazione St Mungo’s.

I senzatetto che provengono da altri Stati europei, come l’Italia – spiega Adrian Berry, avvocato londinese specializzato nella libera circolazione delle persone, intervistato da Francesca Marchese durante la sua indagine – non hanno accesso all’assistenza sociale specifica o ai sussidi per la casa, a meno che non lavorino o abbiano un permesso di soggiorno permanente. Sotto questo aspetto sono trattati in modo diverso dai cittadini britannici che vivono nelle stesse condizioni“.

Proprio sulla questione degli strumenti messi a disposizione, o benefits per dirla all’inglese, è stato dedicato un apposito paragrafo nel Rapporto Italiani nel Mondo con il contributo di Maurizio Rodorico del patronato INCA CGIL di Canonbury Road che offre assistenza gratuita a tutti gli italiani. Soprattutto a coloro che necessitano di attingere a qualsiasi tipo di sostegno sociale offerto dal governo britannico, in quanto cittadini europei, ma che spesse volte non sanno come fare o a chi chiedere.

Un altro sportello al quale ci si può rivolgere in caso di emergenza è quello dell’Ufficio servizi sociali del Consolato italiano di Londra che risponde al numero 02079365900.

Il Rapporto Italiani nel Mondo a cura della Fondazione Migrantes, con il capitolo dedicato alla comunità italiana a Londra, sarà prossimamente disponibile anche presso alcune sede istituzionali di Londra come la British Library e l’Istituto italiano di cultura.