“Se il governo inglese non mi aiuta nel bel mezzo di una pandemia, quando lo farà?”

Pasquale Cerri, italiano a Manchester, gli viene rifiutato l'Universal Credit: niente supporto economico. Intervengono da Londra Inca-Cgil e The3million

“Se il governo inglese non mi aiuta nel bel mezzo di una pandemia, quando lo farà?”

 

Se il governo inglese non mi aiuta nel bel mezzo di una pandemia, mi domando quando mi aiuterà?”. È il grido di Pasquale Cerri, connazionale in lotta contro il Ministero del Lavoro e Pensioni britannico per il mancato riconoscimento del diritto all’Universal Credit, beneficio reclamato e negato mentre Pasquale, professionista dell’hospitality stabilito a Manchester, era nel limbo di un vecchio lavoro appena lasciato e uno nuovo appena trovato.

A metà marzo firmo il contratto per la nuova avventura, ma il 20 scatta il lockdown e non ho occasione neanche di fare uno shift” racconta Cerri che incalza: “Le settimane passano e, non potendo accedere al furlough scheme (la cassaintegrazione inglese), mi risolvo per chiedere supporto al governo inglese con l’unico beneficio compatibile con la mia situazione, l’universal credit”.

Purtroppo però – continua Cerri – mi viene negato perché secondo il ministero sono considerato al pari di un jobseeker, attivamente alla ricerca di un lavoro e non quindi un soggetto da supportare”.

Pasquale Cerri

Un diritto negato sul quale Cerri è pronto a dare battaglia. “Sono determinato a proseguire portando la mia rivelazione in sede di impugnazione. La ritengo una cosa non corretta e intendo ricercare giustizia”.

A supportare la sua causa l’Inca – Cgil. Maurizio Rodorigo, coordinatore del sindacato per il Regno Unito, commentando la vicenda, ammette: “Secondo noi la decisione è troppo severa e lo stiamo assistendo nel fare appello al tribunale”.

Una storia simile a molte altre. Un copione già visto tra connazionali alle prese con la grave crisi economica da Covid-19 che manda ko la ristorazione di Londra e del Regno Unito e che trascina con sé sogni e carriere.

Con riferimento all’Universal Credit ci sono automatismi che non funzionano” ammette Rodorigo che rilancia: “Anomalie che abbiamo visto anche nel confronto tra candidati in possesso di settled e presettled status. Chi fa richiesta di Universal Credit infatti deve superare l’habitual residence test. Ai primi viene riconosciuto, ai secondi, al gruppo di cittadini europei che sono in possesso di presettled status, invece no, non scatta in default”.

Una differenza di stato che è significata per moltissimi italiani la negazione del beneficio e assenza di un supporto in un momento di estrema fatica, personale ed economica.

Dimitri Scarlato, UE Advocacy Lead per the3million, contesta questa discriminazione e spiega: “Siamo di fronte ad una sfida, che se accolta, apre un vaso di pandora. Come dice la Commissione Ue che abbiamo sollecitato, non ci devono essere differenziazioni. Perchè? Semplice, se per ottenere il presettled devo dimostrare di avere una residenza nel Regno Unito, come è possibile fallire il test di habitual residence?”.

Una contestazione che vede i the3million allineati nella battaglia con CPAG e Public Law Project e sui quali non intendono cedere di un passo. “Siamo convinti che in base all’accordo di recesso tra Regno Unito e Unione europea tutti dovrebbero avere accesso al beneficio senza ostacoli. Un punto su cui siamo irremovibili e continueremo ad incalzare il governo inglese”.


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