Indipendenza Vs Brexit: il modello Trentino che piace alla Scozia

A Londra un convegno con Emanuela Rossini e Patrick Grady mettendo a confronto le esperienze governative dei rispettivi paesi

Indipendenza Vs Brexit: il modello Trentino che piace alla Scozia

 

Brexit, un termine ormai sempre più sulla bocca di tutti, e regionalismo, che possiamo senza ombra di dubbio definire come una exit a livello locale. Due concetti, due idee che si sfiorano fino a sovrapporsi, secondo alcuni esperti  protagonisti di un evento-convengo che si è svolto nei giorni scorsi a Londra. Si tratta di Emanuela Rossini e Patrick Grady.

Ad ospitarlo il King’s College London con l’organizzazione curata dall’Italian Society a tema “Il regionalismo in Europa dopo la Brexit. I casi di Italia e Regno Unito“. I due relatori hanno portato all’attenzione del pubblico le loro rispettive esperienze nel ruolo di parlamentari nazionali (Rossini per il Gruppo Misto e Grady in forza allo Scottish National Party).

Un punto di vista senza dubbio molto interessante, sebbene la Scozia non sia propriamente una regione ma una nazione costitutiva con tanto di capitale, con la volontà di staccarsi da Londra che si è fatta sempre più ingombrante nel corso del tempo. Non è dunque azzardato il paragone tra le richieste di autonomia delle regioni italiane e la spinta indipendentista di questa nazione sottoposta alla corona britannica, pronta a trascinarla fuori dall’Europa.

Da sinistra Patrick Grady ed Emanuela Rossini

Dopo aver parlato del suo background internazionale (ma anche delle origini trentine, dove “per ogni persona ci sono circa mille alberi”), Emanuela Rossini ha focalizzato l’attenzione sul concetto di autonomia. L’enfasi è tutta sull’idea di responsabilità e sulle politiche mirate, con l’esempio eccezionale in Europa del Trentino-Alto Adige, la cui autonomia si può definire dinamica, responsabile e interdipendente.

Un modello molto caro ai colleghi scozzesi, che dopo il referendum del 2014 per l’indipendenza hanno visto sfumare l’opportunità di creare una simile realtà anche nell’isola britannica. Ma questa opportunità non è persa per sempre, sopratutto dati i recenti eventi politici che hanno cambiato il Regno Unito, che è sempre molto regno e sempre meno unito.

E la Brexit? “Bisogna andare oltre la paura di perdere amici e connessioni” sottolinea Emanuela Rossini, che continua definendo tre punti chiave per un Europa senza UK: sharing, condivisione, come modello per tutti; parliamentary network, un lavoro interconnesso tra i parlamentari di tutti i paesi del continente. E ultima risoluzione, ma non per importanza, cultural diplomacy.

Per noi italiani, cresciuti a pane e arte, questo è forse il punto chiave. Scuole, musei, sport, musica, sono gli strumenti di connessione e condivisione più efficaci che abbiamo. Tanto che la Rossini prende come esempio la “Scuola di Atene” dipinto da Raffaello nel 1508. Mostrando il quadro, ha detto, “vorrei ricordare agli studenti italiani: non dimenticate Raffaello! Voi giovani siete i pilastri, siete voi a dover immaginare nuove forme di cooperazione, attraversare i confini. E non si tratta solo di economia ma delle nostre stesse vite”.

Nonostante il regionalismo e la richiesta di autonomia siano un dibattito ancora caldo, in Italia come nel Regno Unito, e nonostante lo spettro della frammentazione sia un’ombra incombente, un messaggio di questo evento culturale è che nelle mani giuste e con una dose di responsabilità in stile tirolese, è proprio il regionalismo che può sfidare il populismo centrale.

(Nella foto in alto una manifestazione per “Scozia indipendente”. Foto @WikiMedia)


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