Treni in ritardo ma le tariffe aumentano: proteste in oltre 20 stazioni inglesi

Convogli troppo affollati, orari non rispettati. E biglietti pagati a caro prezzo: "commuters" sul piede di guerra

Treni in ritardo ma le tariffe aumentano: proteste in oltre 20 stazioni inglesi

 

Treni in ritardo, tariffe che aumentano. I rincari e la cattiva qualità del servizio hanno spinto centinaia di pendolari a manifestare in oltre 20 città del Regno Unito, tra cui Londra e Manchester.

Le ragioni? Convogli troppo affollati, orari non rispettati. E biglietti pagati a caro prezzo. “I passeggeri non potranno fare a meno di pensare che si tratti di una bufala” ironizza Anthony Smith, direttore di Trasport Focus, osservatorio indipendente che monitora il comparto. “I prezzi aumentano dopo un anno caratterizzato da caos negli orari, perfomance negative e scioperi. Fino a che l’affidabilità quotidiana non sarà ripristinata, non tornerà neanche la fiducia”.

MAXI CAMBIAMENTO NEGLI ORARI – Il riferimento è al maxi-cambiamento negli orari di metà maggio scorso, il più grande nella storia del trasporto ferroviario britannico. Se alcune modifiche sono normali al cambio di stagione, Govia Thameslink Railway (GTR), il più grande operatore nazionale,  ha introdotto cambiamenti che hanno riguardato circa 4 milioni di treni.

Secondo la società, che opera in regime di libera concorrenza d effettua circa un quarto di tutti i convogli del Regno, grazie ai nuovi orari ci sono 50mila posti in più verso Londra nell’ora di punta, mentre dalla capitale  – entro la fine di quest’anno – sarà possibile raggiungere 80 nuove destinazioni.

Ma a fronte di un servizio complessivamente migliore, per alcune categorie di commuters le variazioni hanno comportato un sensibile peggioramento, con il percorso casa-lavoro che si è allungato anche di un’ora per tratta.

Non è solo GTR ad aver sofferto il 2018. Guardando all’intero sistema ferroviario, secondo i dati dell’Office of Road and Rail,  un treno su sette sarebbe in ritardo: è la performance peggiore da 13 anni a questa parte. E anche il maltempo contribuisce al record.

AUMENTI SOPRA L’INFLAZIONE – Gli aumenti tariffari scattati con il nuovo anno (in media del 3,1%, ben al di sopra dell’inflazione, ferma al 2.6%) vanno a incidere sul conto già salato delle ferrovie britanniche.  “I passeggeri pagano 10miliardi di sterline all’anno oltre a significativi investimenti del governo: non si può certo dire che mancano i soldi” attacca ancora Smith. E in effetti, secondo dati citati dal Guardian, per alcune tratte il biglietto costa quasi una sterlina per miglio di rotaia percorsa. Come per la tratta Manchester-Londra , 175 sterline per 184 miglia, o la Taunton – Londra 128 pounds per 143 miglia. Cifre esorbitanti, che hanno portato i commuters in piazza.

Il governo ha  lanciato un piano di revisione della rete ferroviaria, affidato a una taskforce guidata dall’ex capo di British Airways Keith Williams. Il Labour, dal canto suo,  propone da tempo una soluzione diversa: nazionalizzare nuovamente le ferrovie. Il leader Jeremy Corbyn si è unito alla manifestazione nella stazione londinese di King’s Cross.

@apiemontese