Prosecco, brusco stop nel Regno Unito: calate le importazioni dall’inizio dell’anno

A rischio anche altri prodotti italiani che stanno subendo la concorrenza dei "fake" per l'assenza di regole chiare

Prosecco, brusco stop nel Regno Unito: calate le importazioni dall’inizio dell’anno

 

Se tra qualche settimana il Primo ministro May e i suoi sostenitori dovessero brindare a un eventuale accordo a proprio favore strappato all’Unione Europea, molto probabilmente non lo faranno stappando una bottiglia di Prosecco.

Il più celebre vino frizzante tra quelli italiani ha subito un brusco stop nelle importazioni verso il Regno Unito dall’inizio del 2018: quest’anno, dopo ben dieci anni di crescita ininterrotta, si è registrato un meno 7% delle bottiglie esportate in UK. Quando, appena due anni fa, la medesima area di esportazione si era classificata prima su scala mondiale registrando un aumento record degli ordini del 33% per un valore di 366 milioni di euro, mai registrato prima.

La conferma giunge dalla Coldiretti ed è contenuta in un documento basato sull’analisi dei dati registrati nel corso dei primi sei mesi del corrente anno sui flussi di import ed export, e gli effetti della Brexit soprattutto quelli legati al calo del valore della sterlina e alla relativa crescita dei costi di tutto ciò che viene importato dall’area Euro.

Una bottiglia di Prosecco consumata all’estero su quattro – sottolinea la Coldiretti – viene stappata in Gran Bretagna che è il maggior consumatore davanti agli Stati Uniti. Le tensioni determinate dai negoziati sulla Brexit, l’andamento dei tassi di cambio, ma anche alcune fake news destinate a screditare le bollicine italiane sembrano aver avuto effetto sugli scambi commerciali”.

Molti ricorderanno alcuni articoli discriminatori pubblicati poco più di un anno fa su note testate inglesi, The Guardian e The Times, con il chiaro intento di contrastare la sempre maggiore popolarità del Prosecco tra i britannici a discapito della birra. A questo si è aggiunta la più recente scelta di Wetherspoon, una delle maggiori catene di pub inglesi, di ridurre notevolmente la presenza di bevande provenienti da altri paesi europei, tra cui liquori e vini, offrendo ai propri clienti alternative prodotte sul suolo inglese.

Ma non c’è solo il calo di ordini del Prosecco a preoccupare i produttori italiani. Infatti anche la crescita sempre maggiore di prodotti con nomi italiani o che suonano italiano ma non provenienti dall’Italia sta mettendo a rischio sia la reputazione degli stessi che gli affari

C’è il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole all’esportazioni agroalimentari italiane come l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi e che boccia quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop).

La legislazione britannica prevede infatti che un prodotto prima di essere immesso sul mercato debba ricevere il via libera in base a come viene identificato: se con il bollino rosso, giallo o verde. Il bollino viene assegnato secondo la quantità di nutrienti dannosi per la salute come grassi, sali e zuccheri, a prescindere dalla frequenza di consumo di quel determinato prodotto.

Questo sta a significare che un prodotto come il Parmigiano, noto per la sua concentrazione di grassi, possa essere bloccato sul mercato inglese, quando invece risulta altamente nutriente se preso a dosi moderate nel corso di una settimana standard di pasti.

Un aspetto che ci sta danneggiando notevolemente – concludono dalla Coldiretti – dato che a pochi mesi dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non è stato ancora raggiunto un accordo sul riconoscimento e la tutela dei prodotti agroalimentari a denominazioni d’origine. Il rischio è che una volta messa in atto la Brexit, l’UK potrà fare come vuole dando il via libera a imitazioni e tarocchi: dal Parmesan al falso Prosecco fino al Chianti, Barolo e al Valpolicella in polvere“.

Foto @Flickr

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