Guardian, nuovo attacco al Prosecco: “Danneggia l’ambiente”

Il quotidiano inglese attacca ancora il vino italiano citando uno studio dell'Università di Padova.

Guardian, nuovo attacco al Prosecco: “Danneggia l’ambiente”

 

Un anno fa un articolo del Guardian sostenne che il Prosecco, famoso vino frizzante italiano, favoriva la carie. Replicammo che forse c’entrava la lobby della birra  (leggi qui), e la nostra risposta fu ripresa persino dal Times (puoi leggerlo qui) con un pezzo in prima pagina.

Qualche mese prima era stata la volta di Boris Johnson. Al tempo, oltremanica si credeva di poter dettare le condizioni della Brexit. Secoli fa. Il biondo e ossigenato ministro pontificò da par suo: l’Italia si rassegni ad abolire le tariffe, se vuole continuare a vendere il prosecco in UK. Fu ridicolizzato dai colleghi dell’economia di 26 paesi europei, più – ovviamente – il titolare del dicastero allo Sviluppo Economico Carlo Calenda.

LA RICERCA DELL’ATENEO DI PADOVA  – Oggi ci risiamo. Sempre il Guardian, che pure non ha simpatia per Johnson né per la Brexit, titola chiedendosi se sia il caso di smettere di bere lo spumante veneto per via dei danni ambientali provocati dalla coltivazione intensiva. La tesi sarebbe sostenuta da ricercatori dell’università di Padova in uno studio (eccolo). In pratica, il successo del prosecco avrebbe determinato un aumento della produzione, e, conseguentemente, dell’erosione di suolo nei territori di Conegliano e Valdobbiadene: circa undici volte la media nazionale. Serve – concludono i ricercatori italiani – qualcuno che monitori la situazione, una sorta di “impronta”ecologica dedicata all’erosione di suolo.  Erba e siepi potrebbero migliorare sensibilmente le condizioni del terreno. Tra gli autori del paper ci sono anche funzionari dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, gente che conosce bene la zona, e ne ha certamente a cuore le sorti.

Abbiamo contattato il dottor Salvatore Pappalardo, tra gli autori, per approfondire. Pappalardo risponde con estrema cortesia, ma preferisce non commentare. “Non perché non mi senta sicuro della bontà dei dati, quanto perché questa è la prassi accademica – spiega a Londra, Italia – Il lavoro è sottoposto in questi giorni a una peer review da parte di un’importante rivista scientifica e mi sembra prematuro rilasciare dichiarazioni. Ci vorranno  altre due-tre settimane”.

DECISIONE ETICA? – Il quotidiano di Manchester, in sostanza, ha scovato sul web uno studio ancora in corso di revisione, e se ne è servito per montarci attorno una polemica, come talvolta noi giornalisti facciamo. “Dobbiamo smettere di bere Prosecco per ragioni etiche?” recita dubbioso nel titolo.

La risposta è, ovviamente, un “no”. L’etica dei consumatori, in questo caso, c’entra poco. C’entrano, piuttosto, i controlli delle autorità locali, e il fatto che anche un business che funziona debba necessariamente trovare dei limiti nel buonsenso. Ma è una questione, lasciateci dire,  italiana, non britannica.

Il giro d’affari delle bollicine vendute annualmente in UK ammonta a oltre un miliardo di sterline: il prosecco rappresenta circa la metà del totale. Siamo il paese degli scempi urbanistici alla Valle dei Templi, degli ecomostri, e non sempre siamo in grado di tutelarci come la nostra storia imporrebbe. Ma siamo anche stati tra i primi ad abolire il nucleare, condannandoci a dipendere dall’estero per le forniture di energia elettrica, siamo senza dubbio tra i migliori per i regolamenti alimentari, e possiamo menar vanto di tante altre piccole perle legislative che pochi ricordano.

Questo accanimento contro il vino italiano è gratuito, e alimenta il sospetto che si tratti di campagne orchestrate ad arte per nuocere al nostro export. Le parole sono importanti: in Veneto sono preoccupati per i contraccolpi, e già minacciano querele.

Quindi, con un po’ di ironia, e armandoci di santa pazienza, lo ripetiamo ai colleghi del Guardian: siamo felici che le sorti del paesaggio italiano vi stiano a cuore, ma non c’è alcun motivo per smettere di bere prosecco. Grazie per la segnalazione, e per la solerzia. Troppa, per non lasciare qualche dubbio.

@apiemontese