Poundworld in amministrazione controllata: 5mila posti di lavoro a rischio

La crisi della catena discount arriva dopo i casi di altri retailer come House of Fraser e Homebase. Il crollo della sterlina tra le principali cause

Poundworld in amministrazione controllata: 5mila posti di lavoro a rischio

 

Continuano i segnali di crisi del retail nel Regno Unito. Ieri è toccato a Poundworld, una delle più grandi catene di vendita al dettaglio nel Regno Unito, che ha dovuto ammettere le proprie difficoltà entrando in amministrazione controllata.

La decisione presa dai vertici dell’azienda mette ora in pericolo oltre 5mila posti di lavoro. Nonostante i 2 milioni di clienti serviti ogni settimana, da Poundworld fanno sapere che non è possibile mantenere il business di fronte al costo della produzione e alla minore fiducia dei consumatori, oltre alla concorrenza sempre più forte nel mercato dei discount. Il 2018 fa seguito a due annate molto negative per Poundworld.  Il fallimento dei colloqui con il potenziale acquirente R Capital ha reso inevitabile il ricorso all’amministrazione controllata.

Questo non è l’unico caso che vede i marchi inglesi delle vendite al dettaglio in crisi nera. Solo la scorsa settimana la catena House of Fraser ha annunciato la chiusura di 31 dei suoi 59 negozi, fra cui il megastore di Oxford Street, spiegando la decisione con la necessità di adattarsi alle nuove esigenze del mercato. La decisione mette a rischio 6mila posti. Allo stesso modo, le aziende di elettronica Maplin e Toy R Us sono ricorse a febbraio all’amministrazione controllata, unica strada percorribile per evitare il fallimento. Con Mothercare e Homebase la contrazione di questo settore mette a rischio un totale di 35mila impieghi. Fra questi, molti sono dovuti alla chiusura di circa 60 punti vendita per la sola Homebase.

Oltre che per la diffusione del commercio online e la saturazione del mercato, la crisi del retail è legata al crollo della sterlina negli ultimi due anni. La caduta del valore della moneta inglese, tradizionalmente molto forte,  ha reso per queste catene le importazioni più care. Dall’altra parte, la concorrenza è stata invece un fattore negativo inevitabile per tanti marchi che si sono moltiplicati in breve tempo.

Il ridimensionamento appare al momento l’unica soluzione, almeno per evitare il collasso, ma la posta in gioco è rappresentata da migliaia di posti di lavoro a rischio.