Londra vuole rinegoziare con UE i confini doganali. Coldiretti attacca: “Così libero accesso al falso Made in Italy”

A rischio la tutela di prodotti alimentari come Parmigiano e Chianti, aprendo alle versioni "fake" provenienti dagli Stati Uniti, Canada e Australia

Londra vuole rinegoziare con UE i confini doganali. Coldiretti attacca: “Così libero accesso al falso Made in Italy”

 

I confini tra Irlanda e Irlanda del Nord, unico punto di incontro fisico tra Unione Europea e Regno Unito, tornano al centro del dibattito, suscitando anche aspre polemiche da parte degli stati membri, tra tutta Italia.

Londra ha infatti chiesto all’Unione europea una moratoria sull’applicazione delle disposizioni doganali post Brexit per l’Irlanda del Nord in modo da negoziare “cambiamenti importanti” nelle misure che sono all’origine di gravi tensioni nella provincia britannica. “Pensiamo che ci dobbiamo mettere d’accordo rapidamente su una moratoria“, ha dichiarato oggi il segretario di Stato con delega per gli Affari Europei David Frost alla Camera dei Lord.

La moratoria però rischia di favorire l’arrivo nell’Unione Europea di cibi e bevande non conformi agli standard di sicurezza Ue, provenienti da paesi extra europei, ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari tutelati, dal Parmigiano al Chianti.

A lanciare la denuncia è la Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana è una delle più grandi a livello europeo, sostenendo che l’Unione Europea non deve cedere alla rinegoziazione del protocollo proposta dal Regno Unito.

Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano le vertenze UE del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano – sottolinea la Coldiretti -. Ma è anche possibile che senza i controlli sul rispetto delle regole sanitarie dell’Unione Europea in Irlanda del Nord arrivino prodotti vietati nell’Unione come il pollo al cloro o la carne agli ormoni permessi in Nordamerica“.

Senza controlli alle frontiere britanniche – conclude la Coldiretti -, queste potrebbero infatti diventare il cavallo di troia per l’arrivo del falso Made in Italy che nel mondo fattura 100 miliardi e che vede tra i maggiori contraffattori gli Usa, con i quali gli inglesi stanno negoziando un accordo commerciale, ma anche il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth“.