Permanent residence, gli errori più comuni da non commettere

Dopo cinque anni si può farne richiesta, ma attenzione a preparare la documentazione nel miglior modo per non rischiare di vedersi rigettata la domanda

Permanent residence, gli errori più comuni da non commettere

 

Dopo vari dubbi abbiamo finalmente deciso di fare domanda di permanent residence, ma in capo a qualche mese, riceviamo dall’Home Office un inaspettato rifiuto. Perché succede e quali sono gli errori più comuni?

Innanzitutto bisogna inviare un passaporto o una carta di identità originali, o usare il checking service disponibile per chi fa domanda online. L’invio di una fotocopia del documento di identità comporterà il rigetto della domanda stessa. Poi bisogna fare attenzione ad inserire nella domanda cartacea i dati corretti della carta di credito o di debito con cui si intende pagare la tassa di £65, ed assicurarsi di avere fondi sufficienti a disposizione.

Se l’Home Office non riesce a prelevare il pagamento, la domanda verrà rimandata al mittente senza essere considerata nel merito. Ricordiamo che altri metodi di pagamento sono assegno, postal order o, se si fa domanda online, pagamento tramite il sito gov.uk.  Può sembrare scontato, ma meglio controllare che la domanda sia stata debitamente compilata e che sia firmata e datata.

Bisogna inoltre inserire la documentazione che prova non solo la residenza nel Regno Unito per il periodo di 5 anni a cui facciamo riferimento, ma anche di aver lavorato, studiato, cercato lavoro o aver vissuto come persone economicamente autosufficienti per tutto il periodo. Infatti per ottenere la permanent residence, non basta solo aver vissuto in UK, ma bisogna dimostrare di aver esercitato per 5 anni consecutivi i diritti di libera circolazione garantiti dai trattati europei.

Per studenti e persone economicamente autosufficienti è ancora necessario dimostrare di aver avuto una assicurazione medica privata o di essere coperti dal servizio sanitario italiano. Molti si chiedono come mai sia necessario allegare tutta questa documentazione, considerando che l’Home Office potrebbe controllare la veridicità di quanto si dichiara nel modulo facendo controlli incrociati con altri enti, come ad esempio l’ufficio delle tasse.  A tal proposito va ricordato che l’onere della prova è a carico di chi presenta la domanda, e che l’Home Office non ha alcun obbligo di cercare informazioni a supporto della domanda se esse non vengono date dal richiedente.

Una volta preparati modulo e documentazione – che deve essere inviata in originale – sarebbe opportuno tenere una copia di tutto ed assicurarsi di spedire il plico tramite posta registrata. La risposta arriverà entro 6 mesi.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com