“Non possiamo salvare tutti i posti di lavoro. Dovete riadattarvi”. Le dichiarazioni di Sunak scatenano polemiche

Una campagna ha puntato i riflettori su settori che rischiano di morire nel giro di pochi mesi con il "benestare" del governo britannico

“Non possiamo salvare tutti i posti di lavoro. Dovete riadattarvi”. Le dichiarazioni di Sunak scatenano polemiche

 

Il prossimo lavoro di Fatima potrebbe essere nell’industria cibernetica (ma lei ancora non lo sa).’ Così recita il manifesto che ha infuriato il web negli ultimi giorni e suscitato la rabbia di coloro che, secondo la definizione del cancelliere Rishi Sunak, sono attualmente impiegati in professioni ‘non praticabili’ a causa delle misure restrittive anti-Covid.

Il manifesto ritrae Fatima (foto in alto), una ballerina, mentre si china per allacciarsi le scarpette da punta emblematiche della disciplina. Sulla sinistra, un invito a ripensare la propria professione, riprogrammare la propria vita e riconvertirsi in un’addetta alla sicurezza cibernetica.

Per chi delle arti performative ne ha fatto una professione, le cose non sono però così semplici.

La pubblicità sembrerebbe essere in realtà parte di una campagna ben più estesa e lanciata nel 2019 da CyberFirst in collaborazione con il governo per incoraggiare persone provenienti da diversi background lavorativi ad ampliare le proprie conoscenze informatiche e rilanciare la propria carriera in un settore continuamente in espansione.

Ma nonostante Fatima non sia l’unica lavoratrice ritratta dai manifesti (vi è un barista, una centralinista, un paio di commessi ed altri ancora), il rilancio della campagna nel 2020, un anno particolarmente buio per le arti performative ed il settore dell’intrattenimento, ha scatenato critiche e infiammato i social media.

I settori dell’arte, della cultura, della musica e dello spettacolo appaiono ad oggi i settori più trascurati dalle nuove misure di supporto al lavoro presentate dal cancelliere Sunak lo scorso 24 settembre. Il nuovo Jobs Support Scheme si propone, infatti, di supportare unicamente quei lavori praticabili nel contesto delle nuove restrizioni legate all’attuale pandemia da coronavirus.

All’epoca, il cancelliere era stato criticato per aver posto un’ulteriore barriera, discutibile e arbitraria, per l’ottenimento dei benefits di sostegno al reddito, specialmente in una situazione difficile per lavoratori ed industrie. Ma all’avvicinarsi della fine del furlough, che durante la pandemia ha supportato lavoratori e lavoratrici impossibilitati a svolgere la propria professione, poco è cambiato ed il governo sembra aver abbandonato definitivamente l’idea di un sistema di welfare aperto a tutti, per abbracciare quella che il parlamentare laburista Ed Miliband definisce la ‘strategia del nuota o affoga.

Intervistato da iTV, Sunak ha infatti rimarcato l’impossibilità del governo di ‘salvare tutti i posti di lavoro,’ invitando musicisti ed artisti a rimanere flessibili e a tentare di adattarsi alla nuova normalità dei tempi post-Covid. ‘Non si può pretendere che tutti possano fare lo stesso identico lavoro che facevano all’inizio della crisi,’ ha dichiarato, indicando il ‘Kickstart Scheme’ come esempio delle soluzioni che il governo ha messo in atto per creare nuove opportunità invece che sostenere quelle carriere divenute impraticabili.

Ma il settore delle arti performative sarebbe praticabile ed in continua espansione se non fosse per le regole relative al distanziamento sociale. Si tratta di un settore che in un anno genera 390 milioni di sterline e 363,700 posti di lavoro, secondo il Comitato Nazionale Inglese per le Arti.

Proprio ieri mattina, 14 ottobre, il dipartimento per la cultura, i media e lo sport (DCMS), parlando con Oliver Dowden, segretario di Stato per la cultura, ha chiesto al governo di fare di più per gli impiegati ed i lavoratori autonomi che hanno costruito una carriera sull’arte e la sua divulgazione. ‘Solo un terzo degli artisti freelance di questo paese ha ricevuto aiuti durante la pandemia,’ ha dichiarato Julian Knight, presidente del DCMS. Dowden ha però replicato che il governo si è già impegnato per salvare il settore, investendo 257 milioni di sterline per il salvataggio di teatri, gallerie d’arte ed istituzioni culturali.

Ma perché quei soldi non stanno raggiungendo le tasche dei lavoratori autonomi in difficoltà? E che cosa ne sarà delle arti performative nel giro di sei mesi, dopo che il settore sarà stato letteralmente lasciato morire a causa della pandemia? Questo si chiedono le migliaia di utenti che hanno condiviso l’intervista a Sunak di iTV.

Fatima non ha bisogno di un altro lavoro. Ciò di cui Fatima ha bisogno è invece adeguato supporto da parte dello Stato in quanto artista indipendente, un supporto che continua a non ricevere,’ ha commentato Charlotte Bence, dell’Equity Union. ‘Abbiamo perso lo stipendio, il lavoro, i palchi dove esibirci, ma soprattutto, stiamo perdendo la speranza‘, commenta invece Sarah Reid, attrice di Belfast.


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