NHS in crisi di personale tra Brexit e Covid

Sono oltre 93mila le posizioni aperte mentre altre decine di migliaia di assenze si registrano per malattia. Da oggi 200 militari in azione per supportare gli ospedali di Londra

NHS in crisi di personale tra Brexit e Covid

 

Per il British Medicine Journal sono 93mila le posizioni aperte di cui necessita l’NHS per operare in un regime di normalità. A queste si aggiungono le decine di migliaia di dipendenti del sistema nazionale sanitario britannico costrette a rimanere a casa, in auto isolamento, perché risultate positive al Covid e in particolar modo alla nuova variante Omicron.

Per l’esattezza, in tutta l’Inghilterra, al 2 gennaio, si contavano 82.384 assenze in seno al servizio sanitario legate a qualunque tipo di malattia, pari anche al 60% dello staff interno di varie strutture con un aumento del 21% rispetto alla settimana precedente.

Visti i numeri, è indubbiamente uno dei momenti più difficili vissuti dall’NHS in un periodo storico dove la mancanza di personale, a causa dei ruoli non ricoperti ormai da mesi, o per via dell’emergenza sanitaria, sta causando problemi notevoli all’erogazione della dovuta assistenza sanitaria a qualsiasi livello.

A fine mese di ottobre il ministro britannico delle finanze Rishi Sunak ha comunicato un ulteriore finanziamento di 6 miliardi di sterline destinato al sistema sanitario. Un impegno importante da parte di Downing Street che però non sta riuscendo a colmare la richiesta di personale in prima linea, o key workers a dirla all’inglese, di cui necessita la stessa NHS.

Infatti, prima a causa della Brexit e poi con l’arrivo della pandemia, sono molti i lavoratori europei specializzati nel campo sanitario che hanno scelto di rientrare nei paesi d’origine. E’ infatti da mesi che la stessa NHS denuncia una significativa carenza di personale, e le 93mila posizioni aperte sono la conferma, alla quale si è aggiunta la richiesta di molti esponenti del parlamento di rivedere il nuovo schema a punti alla base dell’assunzione di personale nel Regno Unito a partire dal primo gennaio del 2021, ossia da quando il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea uscendo anche dal sistema della libera circolazione delle persone tra paesi membri.

Per compensare in parte questa emergenza, proprio da oggi 200 militari sono giunti in soccorso degli ospedali di Londra che stanno lottando per far fronte alla carenza eccezionale di personale a causa dell’ondata di casi Covid-19 alimentata dalla variante Omicron.

Il ministero della Difesa ha inviato 40 medici militari e 160 membri del personale di servizio generale per colmare le lacune, mentre il primo ministro Boris Johnson ha detto di sperare che il paese possa cavalcare la pandemia senza ulteriori restrizioni, anche se ha avvertito che il paese deve affrontare giorni difficili a causa della variante altamente trasmissibile.

Il dispiegamento dei militari sottolinea l’impatto della pandemia sul servizio sanitario britannico, che solo ieri ha infettato quasi 180.000 persone nel paese, costringendo molti lavoratori a rimanere a casa. “Gli uomini e le donne delle nostre forze armate si stanno ancora una volta intensificando per sostenere i loro devoti colleghi del servizio sanitario nazionale mentre lavorano fianco a fianco per proteggere la nazione dal Covid-19“, ha affermato il segretario alla Difesa Ben Wallace. Chaand Nagpaul, presidente del consiglio della British Medical Association, ha dichiarato a Sky News: “non abbiamo mai conosciuto questo livello di assenza del personale prima“.