Pasticcio “all’italiana”: la nave per la Brexit pronta a consegnare…pizze

Sembra una commedia anni Cinquanta. Ma anche oltre Manica qualche volta si sfiora il ridicolo

Pasticcio “all’italiana”: la nave per la Brexit pronta a consegnare…pizze

 

Sembra una commedia all’italiana, di quelle che, più che alla cattiva gestione, fanno pensare ai film anni Cinquanta di Totò.

I fatti. Il governo britannico, con una mossa di buonsenso ma tardiva, ha pensato di correre ai ripari in caso di Brexit senza accordo. Il ministero dei Trasporti ha stanziato una cifra attorno ai 107 milioni di sterline per decongestionare il porto di Dover: in caso di no-deal, a partire dal 29 marzo, e a differenza di quanto accade oggi, la struttura sarà ingolfata dalle centinaia di container provenienti dall’Europa che dovranno subire le procedure doganali riservate ai bene provenienti da paesi extra UE.

Downing Street ha messo sotto contratto tre società per fornire nuovi servizi di traghetti. Ma ce n’è una – la Seaborne – che non ha mai operato un solo viaggio attraverso la Manica, per la semplice ragione che non possiede alcuna nave. Il servizio, riportano i media, sarà attivato solo a ridosso della Brexit. Il caso è stato sollevato dai consiglieri comunali locali, preoccupati per la situazione.

Non solo. Al popolo della rete e ai giornali è bastato visitare il sito web della compagnia (cui sono stati assegnati 13,8 milioni di sterline con procedura semplificata) per verificare che la pagina con le condizioni d’uso è un formulario precompilato copiato di sana pianta da quello di un takeaway, ad esempio la rosticceria cinese all’angolo o il pizzaiolo di quartiere. Tra riferimenti a “falsi ordini”e a minacce di azioni legali contro gli scherzi telefonici, il testo dovrebbe regolare i rapporti tra il Governo e una società che gestisce navi container da decine di milioni.

“Far vincere una gara a una compagnia di traghetti che non ha navi è un ulteriore esempio di uso scellerato del denaro pubblico” ha attaccato il ministro-ombra dei Trasporti Andy Mc Donald. Con qualche ragione, viene da dire.

LA PREOCCUPAZIONE PER IL VOTO  SULL’ACCORDO – Il governo di Theresa May è, naturalmente, preoccupato per l’eventualità di un’uscita dall’Unione Europea senza accordo. La bozza concordata con i negoziatori continentali è stata infatti approvata rapidamente da Bruxelles, ma non ancora dal Parlamento di Westminster. Il voto di dicembre è stato rimandato alla settimana del 14 gennaio, giorno della resa dei conti a Londra: ampi settori dell’Aula non apprezzano il testo scaturito da un anno e mezzo di trattative, giudicandolo eccessivamente sbilanciato a favore dell’Unione Europea.

Bruxelles, dal canto suo, non intende negoziare oltre. Se verrà bocciata, il 29 marzo il Regno Unito lascerà l’Europa senza accordo, applicando le regole internazionali del WTO. Ma un no-deal, lungi dal pagare i dividendi sbandierati da Farage e Johnson, comporterebbe importanti conseguenze pratiche. Scaffali vuoti e difficoltà di approvvigionamento: uno scenario desolante che per un paese abituato ad avere tutto – “dall’elefante allo spillo” si vantava Harrod’s già ai primi del Novecento –  sarebbe uno shock.

@apiemontese