In fondo al mare della Scozia un centro dati che protegge l’ambiente

E' un progetto sperimentale della Microsoft alimentato da energia eolica che usa l’acqua per raffreddare i server

In fondo al mare della Scozia un centro dati che protegge l’ambiente

 

Fino ad oggi in fondo al mare c’erano relitti di galeoni che nascondevano tesori e, per i più fantasiosi, il mondo di Atlantide. Da qualche settimana, invece, negli abissi del mar della Scozia, al largo delle isole Orcadi, c’è un data center della Microsoft. Un cilindro bianco che contiene computer, destinati a gestire dati e applicazioni.

L’idea innovativa si chiama Project Natick ed è interessante per il suo potenziale a livello ambientale. Il primo vantaggio di affondare un data center nel profondo blu consiste nel fatto che l’acqua marina consente di tenere bassa la temperatura dei macchinari, evitando di usare dei ventilatori e quindi riducendo il dispendio energetico. Destinato a rimanere sott’acqua per un periodo di cinque anni, il centro Microsoft è collegato con cavi sottomarini alla terra, da cui prende energia e a cui restituisce i dati, perché la gente della costa possa usarli e diffonderli.

Dato che però alle Orcadi esiste uno dei più grandi centri britannici per le energie rinnovabili, a far funzionare questa struttura rivoluzionaria è appunto energia pulita, che non incide sull’ambiente. Un altro vantaggio in termini di rispetto e protezione della Natura e – di conseguenze – degli uomini.

In terzo luogo, nella stazione Microsoft sottomarina non ci sono tecnici al lavoro, il che significa che se un computer si dovesse rompere non è possibile ripararlo, ma anche che non occorre mettere ossigeno nel cilindro e questo consente di ridurre la corrosione, che è sempre uno dei grandi problemi per i centri dati. Dato che è sperimentale, la stazione scozzese ha dimensioni ridotte rispetto a quelle enormi che si trovano vicino alle grandi città come Londra o Madrid.

 


 

Nella capsula ci sono dodici scaffali con server e computer e poco più, ma se l’idea si rivelerà vincente, Microsoft è pronta a replicarla su larga scala. Un secondo esperimento fondamentale, dopo una prima prova eseguita per cinque mesi nel 2015. Il sogno è di scoprire nuove collocazioni per queste strutture, sempre più necessarie, che sulla terra richiedono maggiore energia e grandi spazi. E, in fondo, la metà della popolazione mondiale vive su aree vicine al mare, quindi il mondo subacqueo potrebbe davvero essere uno spazio ideale da sfruttare.

Anche perchè l’idea di Microsoft è quella di affondare cinque cilindri come quello scozzese, uno vicino all’altro, e la promessa è di costruire i nuovi data center in soli tre mesi, riducendo tempi, costi e impatto sul territorio rispetto alla creazione di un complesso analogo sulla terraferma.

A coloro che si preoccupano per il surriscaldamento delle acqua, infine, i responsabili di Project Natick hanno spiegato che sarà minimo e che comunque non avrà un impatto sulla vita dei pesci o sul loro ecosistema. Una rassicurazione da verificare con il tempo, considerando se alla fine dei cinque anni di sperimentazione ci saranno state delle modifiche significative.

A questa iniziativa innovativa hanno partecipato partner di diversi paesi. Oltre a Microsoft, la società francese Naval, che ha costruito il cilindro, la Brittany che lo ha trasportato al largo dell’arcipelago delle Orcadi e l’European Marine Energy Centre, un’organizzazione dedicata allo sviluppo di tecnologie per l’energia marina che si è occupato anche dei cavi sottomarini collegati alla propria struttura sulla costa.

Da loro deriva probabilmente la garanzia che si tratti di un’iniziativa ecologica, visto che questa struttura dal 2012 produce più energia di quella che le serve, sfruttando il vento, le maree e la potenza delle onde.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito