Londra, parchi pieni e bar ancora aperti nonostante tutto

I ragazzi giocano a basket e calcetto in barba all'emergenza coronavirus

Londra, parchi pieni e bar ancora aperti nonostante tutto

 

Nonostante tutte le evidenze della pandemia in corso e i nuovi provvedimenti del Governo, i londinesi sembrano continuare a sottovalutare la situazione.  Ho fatto un breve giro di Ravenscourt Park, nella zona ovest della capitale, questa mattina e quello che ho visto è una popolazione che non sembra avere intenzione di cambiare abitudini. Tante le famiglie con bambini, le coppie, i gruppi di amici, tutti tranquillamente in giro senza osservare quel “social distancing” che rappresenta l’unica misura contro la diffusione del coronavirus. C’è chi gioca a tennis (e quello si può capire), ma anche chi gioca a basket e calcetto, sport di contatto nei quale è possibile contagiarsi.  All’interno del parco è in funzione persino un bar ambulante con gli avventori seduti ai tavoli del parco a gustare caffè e cappuccini e chiacchierare.

Un giro nella vicina Askew Road mostra una situazione simile. Tanta gente in giro, non solo per fare la spesa. Pochissimi quelli con le mascherine. La cosa che colpisce di piú è vedere il Costa Coffee aperto, seppur con un cartello sulla porta che chiarisce “take away only, card payment only“.  Al cliente è possibile entrare, farsi fare un bel caffè e portarselo fuori. L’unica differenza rispetto alla situazione normale è che non è possibile sedersi e consumarlo all’interno.

Ma è questo quello che Boris Johnson intendeva quando, ieri sera, ha dato l’ordine di chiusura di tutti i locali pubblici?  Non lo sappiamo. L’ambiguità del governo britannico è tale che non vengono mai dati ordini o indicazioni chiare. Sono sempre ‘consigli’, ‘inviti’, ‘raccomandazioni’ e altro.  Piccoli capolavori di understatement che in condizioni normali farebbero sorridere ma che in piena emergenza risultano incomprensibili e pericolosi.

La preoccupazione principale sembra essere quella della spesa. Nonostante siano riforniti regolarmente, i supermercati rimangono mezzi vuoti a causa del panic buying.  Anche qui, le raccomandazioni ipocrite del Governo a “comportarsi in modo responsabile” e a “pensare agli altri” sembrano essere cadute nel nulla.  Ho girato sei negozi per comprare uova o pollo (da Tesco a Coop) e nessuno di loro li aveva. In compenso, tanti fiori per la festa della Mamma che in UK si celebra domani, 22 marzo, ma con i quali non posso fare una frittata.

Il mio fornaio di fiducia, una signora rumena che prepara un pane straordinario, mi da un colpo al cuore annunciandomi che ha deciso di chiudere per mancanza di staff e per stare insieme a casa alla figlia di 7 anni. Compro le ultime due pagnotte e le metto nel congelatore, ormai strapieno, mentre in solaio sono stipate le scorte di pasta, biscotti e carta igienica.  Se dovessi rimanere in auto-isolamento per 15 giorni, dovrei riuscire a non morire di fame.


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