Londra hi-tech per un giorno parla “made in Italy”

La capitale inglese ha ospitato quaranta startup dal Bel Paese ospiti allo "Smau-London"

Londra hi-tech per un giorno parla “made in Italy”

 

Si può vedere un orologio classico dotato di Gps o la prima presa di corrente a scomparsa, per salvare il senso estetico della casa. Puoi parlare di intelligenza artificiale, come scoprire i nuovi usi dei droni. Si possono leggere le caratteristiche di un vino, avvicinando lo smartphone alla bottiglia. Presso il centro eventi della Old Truman Brewery, fra tavoli di confronto e insegne dettagliate, si incontrano social media e agroalimentare, giovani Steve Jobs italiani e ricchi investitori londinesi che fiutano l’affare nell’arco di un secondo.

«Siamo un tour operator o, se preferite, un’agenzia matrimoniale». Il presidente dello SMAU Pierantonio Macola presenta così Smau Italia, l’evento che riunisce le startup italiane per condividere le loro esperienze tecnologiche, applicate al business delle imprese. Un evento organizzato in stretta collaborazione con l’ufficio di Londra dell”ICE, l’Istituto per il Commercio Estero. «Oggi tutto è digitale», continua Macola, «quello che noi facciamo consiste nel mettere in contatto le realtà imprenditoriali. Dal raggiungere un pubblico ristretto, le piccole aziende possono e devono internazionalizzarsi, sfruttando un palcoscenico 2.0 per proporre la creatività del Bel Paese nel mondo. Non siamo mai stati dei braccianti, ma dei mezzadri, nati per fare impresa. L’hitech è oggi fondamentale per qualsiasi progetto e noi facciamo solo da ponte».

Una storia simile ha caratterizzato la stessa Smau dal 1964. L’acronimo sta per Salone delle Macchine e delle Attrezzature per Ufficio e voleva già parlare di innovazione ma, come è facile immaginare, il mondo da allora è molto cambiato. Da grande evento di Fiera Milano, si è passati a piccoli incontri organizzati in diverse città italiane e straniere. Da Bologna a Padova, da Napoli alle singole regioni, ora dopo Berlino arriva anche Londra, con la sua prima edizione, per presentare agli investitori inglesi il palcoscenico dell’imprenditoria italiana. Il networking dipenderà dai singoli e non ci sono grandi attività oltre questi eventi annuali. Allo stesso modo, ogni partecipante avrà sempre modo di scoprire qualcosa di nuovo, come dice l’addetta alle relazioni esterne Daniela Monteverdi, «lasciandosi ispirare dai continui spunti dei panel».

Questi si svolgono in un minuto e mezzo, quanto basta per raccontarsi di fronte a partner e competitor. Una sfida e un’opportunità per chi vuole semplicemente confrontarsi oppure dare vita a vere e proprie collaborazioni di lavoro.

 

 

 

“Certo” è per esempio l’ultima idea del team veneziano di Noima, presentato da Monica Bortolami, per sostituire la posta elettronica certificata a un prezzo ridotto. Ad Ascea, in provincia di Salerno, Greenelectronics ha invece trovato un modo per abbattere i costi degli impianti di illuminazione senza privarsi del Led usando l’intelligenza artificiale in una “smartlight”. A Londra, come tanti altri italiani, Luisa Tatoli ha trovato la sua clientela con Roll Studio, fornendo supporto digitale a qualsiasi tipo di impresa.

Un peccato incontrare solo gli startupper di Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Sicilia e Veneto, fra le venti regioni italiane, ma è un aspetto che si può migliorare in futuro, allargando la selezione di Smau Londra anche ad altre imprese, oltre le quaranta scelte per questa edizione, magari già dalla prossima.