Londra ancora polo attrattivo per talenti? I dubbi degli italiani che lavorano tra Italia e la capitale inglese

Secondo Paolo Malaguti di Credit Vision con sede a Canary Wharf è in atto un'emigrazione verso mete come Olanda e Spagna

Londra ancora polo attrattivo per talenti? I dubbi degli italiani che lavorano tra Italia e la capitale inglese

 

Londra non è più un polo di attrazione di talenti. Ce ne sono sempre meno disponibili”. A dirlo è Paolo Malaguti, ceo e founder di Credit Vision, società di fintech con passaporto britannico e cuore italiano, che da Canary Wharf (foto in alto) dirige le operazioni di ricollocamento dell’azienda, causa Brexit.

Devo dire che sin da subito abbiamo avuto difficoltà ad assumere personale. Negli ultimi mesi, la situazione si è solo esacerbata. L’offerta di lavoro si è frammentata e noi, come società, stiamo valutando una serie di città candidate dove trasferire un polo operativo in Europa. Se la montagna non viene a Maometto, allora Maometto va alla montagna. Vogliamo essere dove sono i talenti” chiarisce il concetto il Ceo di Credit Vision.

Lisbona, Torino, Sofia e Barcellona sono le potenziali candidate ad ospitare l’hub operativo di Credit Vision che, però non intende operare una migrazione totale. Infatti, né la Brexit, né tantomeno il Covid, hanno esautorato la capitale inglese dal ruolo di leader nell’innovazione tecnologica e nel settore finanziario. “Per essere un player credibile devi essere comunque qui, a Londra”.

A confermare, però, che uno spostamento è in atto è Mattia Franco, imprenditore digitale e startupper, da anni operativo a Barcellona dove ha fondato anche varie società ed è attualmente ceo di Xceed. “Sicuramente c’è una migrazione di talenti. Lo vediamo quotidianamente con le applicazioni che riceviamo. A muoversi sono i più creativi ed estroversi attratti da una migliore qualità della vita e clima favorevole”.

A scegliere la Spagna sono profili marketing, designer, grafici, prevalentemente giovani e propensi al cambiamento.

Parliamo di donne e uomini tra i 25 e over 40 anni che decidono di spostarsi, non avendo figli a carico ed attratti dalla vivibilità di Barcellona che preferiscono, nonostante i salari, ancora molto più alti a Londra”.

La Spagna non è l’unico paese ad essere interessato a questo fenomeno. Come spiega Roberto Razeto, capo degli Affari Internazionali dell’Università IULM di Milano, “anche l’Olanda è una delle destinazioni preferite da quanti lasciano il Regno Unito. Si sceglie la Spagna per ragioni storico-culturali, l’Olanda con Amsterdam per motivi linguistici e logistici. Milano, invece, è meno conosciuta per il lavoro e lo studio, ma comincia a vedersi un effetto sui talenti extraeuropei che arrivano molto più facilmente. Milano era crescita, ma ora con il Covid le cose si sono complicate”.

Anche per Razeto Londra resta Londra. “La capitale inglese ha reso più facile fare impresa grazie alla defiscalizzazione, la lingua e la rete interna del Commonwealth. Ora se il suo ruolo leader può essere messo a rischio, questo dipenderà esclusivamente dall’abilità delle città europee di accettarne la sfida”.


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