Lockdown a zone o uno per l’intera città? Il dibattito che sta infiammando Londra

Da una parte il sindaco Khan e dall'altra i colleghi dei distretti: non tutti stanno registrando la medesima emergenza sanitaria

Lockdown a zone o uno per l’intera città? Il dibattito che sta infiammando Londra

 

Londra dovrebbe agire unitamente verso una medesima direzione per contenere la curva dei contagi da coronavirus, o ogni borough, o municipio a dirla all’italiana, dovrebbe prendere specifiche precauzioni in base alla propria situazione?

E’ questo il dibattito che in queste ore sta infiammando le stanze del potere nella capitale britannica,  dopo le ultime avvisaglie di una possibile chiusura per zone, che ha fatto seguito alla lettera inviata dal sindaco di Tower Hamlets John Biggs ai concittadini in cui chiedeva di prendere la situazione sul serio e di evitare, dove possibile, di incontrarsi con membri di altri nuclei famigliari per non esser obbligato ad attuare un lockdown territoriale.

Nonostante Londra fosse stata aggiunta alla ‘COVID Watchlist‘ nazionale già alla fine di settembre, ossia la lista dei territori nazionali più a rischio per via di una impennata dei contagi, e nonostante i 4.965 nuovi casi della scorsa settimana, non sono state annunciate nuove misure restrittive su scala cittadina. Lo stesso sindaco Sadiq Khan ha confermato all’assemblea di Londra la sua volontà di agire in quanto città metropolitana

I sindaci di alcuni dei boroughs più colpiti appaiono comunque preoccupati per la situazione. Dopo l’annuncio del laburista a capo dell’amministrazione di Tower Hamlets, è stato infatti Gareth Roberts, capo del consiglio di Richmond, a mandare un messaggio agli abitanti del distretto, rimarcando l’assoluta necessità di seguire le regole relative al distanziamento sociale, all’uso di mascherine e dispositivi di protezione individuale e all’igiene personale. ‘Bisogna smetterla di mettere la vita ed il lavoro di altre persone a rischio,’ ammonisce in un video indirizzato ai concittadini.

I dati parlano comunque chiaro: i casi non stanno crescendo allo stesso ritmo in tutti i boroughs e alcuni si domandano se l’introduzione di nuove restrizioni per placare il contagio non si potrebbe limitare ai distretti più colpiti. Camden, ad esempio, rimane stranamente esclusa dal picco più recente, mentre nella settimana conclusasi sono stati Redbridge (242 nuovi casi), Hackney e la City (204), Ealing (196) e Tower Hamlets (194) a registrare il maggior numero di contagi.

Voci dissidenti arrivano invece da Harrow East dove il parlamentare conservatore Bob Blackman si dice contrario ad un approccio più vasto in quanto ‘diversi distretti potrebbero subire picchi differenti in diversi periodi’ ed un lockdown più vasto significherebbe un lockdown più lungo. ‘Non ha senso trattare una città di 8 milioni di abitanti allo stesso modo o limitare il movimento di tutte quelle persone,’ ha aggiunto.

Ma chi vive a Londra lo sa bene. Limitare gli spostamenti fa parte delle direttive nazionali, ma non per tutti è possibile. Esistono lavoratori che tuttavia hanno necessità di recarsi sul posto di lavoro e che vivono sparsi per la capitale. ‘Non credo che un lockdown per zone potrebbe funzionare in una città come Londra,’ ha affermato Ed Davey da Kingston. ‘E purtroppo, anche i distretti con i tassi di contagi più bassi hanno visto un aumento dei casi.

Nelle parole del sindaco Khan, Londra si troverebbe infatti ad ‘un punto di non ritorno’. Di fronte solo l’inquietante possibilità di un secondo lockdown nazionale, nel caso in cui non ci si attrezzi per migliorare il sistema del test & trace e non si rispettino categoricamente le indicazioni dettate dal ministero della salute.

Nel frattempo dal governo non arrivano nuove direttive né per Londra né per i singoli distretti, ma Johnson pare stia ricevendo parecchie pressioni da chi crede che solo una seconda chiusura nazionale potrebbe effettivamente rallentare il contagio.


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