Brexit o secondo referendum? Dibattito in corso al congresso Labour

Le diverse anime del partito al confronto sulla possibilità di tornare al voto per ribaltare il risultato del 2016

Brexit o secondo referendum? Dibattito in corso al congresso Labour

 

Il Partito Laburista torna a Liverpool, città simbolo del movimento operaio inglese, per il suo annuale congresso, dove, tra i tanti temi in programma, si parla sopratutto di Brexit.

A poco più di sei mesi dal 29 Marzo, data fissata per l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea, e ancora in mancanza di un accordo accettato da entrambi le parti, il principale partito di opposizione britannico cerca di uscire da ogni ambiguità. L’obiettivo è quello di assumere una posizione forte e condivisa da mantenere nei prossimi mesi.

Obbiettivo non certo di facile portata se si considerano tutte le anime presenti all’interno del partito. Così come i filo-europeisti, sostenitori di un secondo referendum, auspicherebbero un leader più dichiaratamente europeista di Corbyn, di cui sono note le posizioni alquanto critiche sull’Unione, sono anche in tanti ad essere coscienti che, tra gli elettori Labour, non pochi hanno votato per la Brexit.

Questa spaccatura politica interna al partito ha eco nella serie di dichiarazioni, e poi smentite, e poi ancora dichiarazioni fatte in questi giorni di congresso sulla possibilità di un secondo referendum, un cosiddetto “People’s Vote”, auspicato da molti delegati.

I Labour si trovano quindi ad un incrocio, con diverse strade percorribili. Da una parte, la possibilità di un secondo referendum, auspicata da molti delegati ma non certo cara a Corbyn, che al momento appare poco realistica, ma che dal punto di vista elettorale potrebbe risultare molto redditizia, consacrando i Labour come la sola forza europeista del Paese.

La seconda strada potrebbe portare invece all’accettazione del risultato del 2016 e alla partecipazione più o meno convinta ai negoziati: una strada però che dal punto di vista elettorale appare ben poco allettante, con il rischio sempre presente di appiattirsi sulle posizioni dei Conservatori e perdere quindi voti.

Infine, un’ultima strada resta percorribile: l’opposizione dura e pura ai negoziati e alla politica dei Conservatori, e la possibilità di votare no ai negoziati della May. Una strada quindi che farebbe uscire i Laburisti da ogni tipo di ambiguità, per trasformarsi in un partito di opposizione totale; una strada che, in termini di voti, probabilmente gioverebbe non poco al partito di Corbyn.

Il congresso si chiuderà domani. Sapremo allora che tipo di posizione sarà stata adottata riguardo alla Brexit, se Corbyn avrà accettato la prospettiva di un secondo referendum o se al contrario avrà scelto la strada del No Deal. Certo è chiaro che per i Labour, in fondo, la battaglia da vincere non è tanto quella europea, quanto quella per tornare al governo scalzando i Tories.

Una cosa però è certa: ancora una volta, le ambizioni politiche interne di un partito rischiano di passare davanti al merito della questione e, con questo, all’interesse dei cittadini.

Foto @Wikimedia