“Libera”, l’antimafia arriva a Londra

Primo incontro con la proiezione del documentario "The changing face of the mafia", e un dibattito con Johnny Miller, Anna Sergi e Gaspare Giacalone.

“Libera”, l’antimafia arriva a Londra

 

LONDRA -​ Fare affari nella City è più conveniente che farli in tutto il resto della città, perché la “fortezza” City segue regole economiche diverse rispetto a quelle in vigore a Londra: queste regole sono il gioiello dell’economia pulita ma pure di quella sporca perché sono un’opportunità sfruttata dalle organizzazioni criminali di tutto il mondo, mafie comprese.

“Sono regole che servono a facilitare il mercato rendendolo più flessibile – spiega a Londra Italia Anna Sergi, che insegna Policing and Crime Science agli studenti di criminologia dell’Università di West London – ma questa regolamentazione giuridica è borderline con il paradiso fiscale, e le mafie – nella loro accezione moderna – hanno una tipologia di investimenti all’estero a cui Londra si presta molto. E’ importante che queste cose siano conosciute non solo dagli studenti di criminologia ma da tutti”.

Ecco perché nasce a Londra un gruppo di volontari che vuole promuovere anche sotto il Big Ben l’attività antimafia di “Libera“, la ONG italiana fondata da don Ciotti che coinvolge oltre 1500 associazioni​ e ​gruppi​. Si chiama “Friends of Libera“: non è ancora una sede vera e propria dell’associazione ma un coordinamento per organizzare eventi che promuovano la legalità e l’importanza dell’antimafia.

Si comincia con la proiezione del documentarioThe changing face of the mafia” ​del giornalista inglese Johnny Miller nella sede INCA di Londra (in programma questa sera) e un dibattito a tre voci con l’autore del documentario,​ ​Anna Sergi e il sindaco della città siciliana di Petrosino Gaspare Giacalone.

“Credo che l’apertura di un nuovo circolo di Libera a Londra – dice il primo cittadino, che ha vissuto a lungo nella Capitale inglese – abbia un significato estremamente importante. Sia perché rappresenta l’approdo di un impegno civile per quella parte più giovane della comunità italiana a Londra ma anche perché si tratta di un importante centro finanziario che vede il passaggio ogni giorno di enormi flussi di denaro che verosimilmente vanno poi a nascondersi nei conti correnti di paradisi fiscali. Pertanto riuscire in qualche modo ad avere un avamposto qui ha sicuramente un enorme valore simbolico.”

Il documentario racconta la Sicilia che vuole cambiare e che fa da contraltare allo stereotipo della Sicilia come terra di mafia. Tra i personaggi-simbolo di questo riscatto, anche il giornalista di Telejato Pino Maniaci e il giornalista de Il Sole 24 ore Nino Amadore.

“A Londra la comunità italiana è in crescita e le ultime stime la descrivono come la terza città più popolosa di italiani all’estero ​- continua Anna Sergi, nata a Reggio Calabria – quindi è importante capire che la mafia non esiste solo nel contesto italiano, e che esistono tre tipi di antimafia: quella legale, quella culturale (un esempio è proprio Libera)​ e quella di parata. Di quest’ultimo tipo abbiamo molti esempi perché purtroppo il potere dell’antimafia è così simbolico da attirare anche i mafiosi”.

La parola d’ordine è quindi divulgazione: “All’estero l’Italia è spesso associata alla mafia – dice l’avvocato Paul Fumagalli, un altro volontario di “Friends of Libera” – ma la conoscenza del fenomeno mafioso è spesso fondata su stereotipi e non si conosce nulla dell’antimafia e delle associazioni che combattono la criminalità organizzata. Per questo abbiamo deciso di far conoscere Libera a Londra, dove vive una delle più grandi comunità italiane all’estero: per combattere gli stereotipi e diffondere la cultura dell’antimafia sia tra gli italiani che vivono a Londra, sia tra gli inglesi che si appassionano alla cultura e alla storia italiana”. Tra i volontari di “Friends of Libera” anche Stefano Donati e Caroline De Stefani.

Francesca Marchese

Londra, 19/6/2015

foto: I volontari di Libera durante la proiezione del film “La Trattativa” a Londra. (photo credits Annie Tobin)