Lavoro in UK: come cambia lo scenario tra uscita dall’Europa ed emergenza coronavirus

Dal prossimo anno entrerà in vigore il sistema a punti. Aziende e lavoratori devono prepararsi per tempo con l'ostacolo pandemia

Lavoro in UK: come cambia lo scenario tra uscita dall’Europa ed emergenza coronavirus

 

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea a fine dicembre di quest’ anno sembra ormai cosa sicura, anche se la notizia non ha fatto scalpore, sepolta dal battage di informazioni riguardanti la pandemia di Covid-19.

Imprese e società italiane in UK devono fare i conti con un’economia fortemente piegata e tra lavoratori in cassa integrazione e calo di vendite, l’idea di assumere personale è forse l’ultima cosa a cui si pensa. Ma, sperando in una ripresa a breve, è utile ricordare che da gennaio 2021 il sistema di immigrazione a punti, annunciato dall’Home Office circa tre mesi fa, entrerà in vigore.

Quale sarà l’impatto di questo cambiamento per le aziende che vogliono assumere cittadini italiani o più in generale europei? I datori di lavoro hanno l’obbligo di controllare che i loro impiegati abbiano il permesso di lavorare nel Regno Unito, e devono conservare una copia del documento che conferma lo status di immigrazione di ognuno, altrimenti rischiano una grossa multa per ogni lavoratore non regolare.

Mentre per ora un passaporto o carta di identità di un paese dell’Unione sono sufficienti a dimostrare che il possessore ha diritto a lavorare, da giugno 2021 chi assume dovrà controllare che il cittadino europeo sia munito di pre-settled o settled status e conservare prova del controllo effettuato.

Le imprese che invece vorranno assumere cittadini europei che ancora non vivono in UK, dovranno munirsi di una licenza che consenta loro di assumere lavoratori non britannici e privi di un permesso di soggiorno che già includa l’autorizzazione a lavorare. Questo discorso vale per chiunque abbia bisogno di impiegati: grandi società, piccole imprese, uffici di consulenze e servizi.



La domanda per una sponsor licence va presentata all’Home Office ed una volta ottenuta consente all’impresa di sponsorizzare l’ingresso in UK dei lavoratori stranieri (europei ed extra-europei) di cui ha bisogno.

Una volta ottenuta la licenza, che ha una durata di quattro anni, l’impresa dovrà assegnare un certificato di sponsorizzazione ad ogni lavoratore che intende assumere, e confermare l’offerta di lavoro. Questo certificato consentirà al candidato scelto di fare domanda di visto di ingresso in UK.

Il sistema a punti sarà aperto solo a lavoratori qualificati, cioè con determinati titoli di studio, e conoscenza comprovata della lingua inglese. Per altri tipi di impiego bisognerà fare riferimento alla forza-lavoro già presente in UK.

Lo stipendio annuale minimo offerto dovrà essere almeno £25.600 per lavoratori già esperti, o un po’ meno per chi è all’inizio della propria carriera. Il sistema non è di semplice attuazione e comporta dei costi.

Inoltre, ci vogliono circa due mesi per ottenere una licenza, perciò le imprese che intendono assicurarsi la possibiltà di assumere lavoratori non residenti in UK, dovrebbero cominciare ad informarsi sul nuovo sistema, in modo da essere pronti per l’implementazione del 2021.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga director di MGBe Legal. Per contattarla gabriella@mgbelegal.com

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