“La Brexit non è affatto finita. L’accordo è debole e lascia scoperte importanti aree”

Abbiamo intervistato Panos Koutrakos, docente di diritto europeo alla City Law School della City University of London

“La Brexit non è affatto finita. L’accordo è debole e lascia scoperte importanti aree”

 

Sono molti gli analisti finanziari, politici e di materie socio economiche che in queste settimane hanno letto con estrema cura le oltre mille e duecento pagine che compongono gli accordi di fine rapporto tra il Regno Unito e l’Unione Europea che definiscono regole e doveri del post Brexit.

Tra questi c’è anche il professor Panos Koutrakos che, raggiunto da Londra Italia per una intervista a tema, ha immediatamente sottolineato che “Se anche il Regno Unito non è più membro dell’UE, il processo della Brexit non è affatto finito. L’accordo è debole e lascia scoperte importanti aree.

Koutrakos è docente di diritto europeo alla City Law School della City University of London ed è considerato uno dei massimi esperti in materia, tanto da aver seguito le vicende tra Londra e Bruxelles già nei giorni a seguire il referendum del giugno 2016.

Su quali aree prioritarie, secondo lei, dovrebbe principalmente concentrarsi l’amministrazione di Boris Johnson in termini di commercio e cooperazione con l’UE?
Il Trade and Cooperation Agreement è debole e lascia scoperte importanti aree. Aree economiche (come i servizi finanziari) e politiche (come la politica estera, la sicurezza e la difesa). Nella prima, il Regno Unito conta sul fatto che l’UE sia disposta a concedere l’equivalenza ai settori finanziari britannici. Tuttavia, il governo britannico ha considerato la negoziazione di accordi commerciali come una priorità.

Il professor Panos Koutrakos

Quanto è favorevole al Regno Unito l’accordo raggiunto con l’UE?
L’agreement riguarda soprattutto l’autonomia e meno i benefici economici: il suo scopo principale è di assicurare il diritto delle parti in gioco di regolare i loro mercati piuttosto che mantenere un alto grado di cooperazione in una vasta gamma di aree politiche. Questa è stata la principale scelta politica del Regno Unito e questo è il motivo per cui ci siamo ritrovati con un accordo debole che non copre aree politiche significative (come i servizi finanziari) e che complica fattori centrali dell’attività economica (come i viaggi d’affari).

La crisi pandemica in corso potrebbe rendere più facile o più impegnativa un’ulteriore cooperazione tra l’UE e l’UK?
La cooperazione transnazionale è stata fondamentale per lo sviluppo dei vaccini e, quindi, per contrastare la crisi da Covid-19. Tuttavia, ora stiamo assistendo a un certo grado di nazionalismo economico nella gestione della pandemia. Speriamo che ciò non aggiunga ulteriori ostacoli alla futura cooperazione tra Regno Unito e UE.

Ci sarà bisogno di ulteriori accordi per perfezionare quello raggiunto l’anno scorso?
Il Trade and Cooperation Agreement riguarda solo una parte della relazione Regno Unito-UE, in costante evoluzione. Un’altra parte comprende il withdrawal agreement, con il suo protocollo sull’Irlanda del Nord. Lo stesso trade agreement si riferisce alla negoziazione di ulteriori accordi tra l’UE e il Regno Unito, così come ad accordi con i singoli stati membri dell’UE su specifiche questioni tecniche. In altre parole, anche se il Regno Unito non è più membro dell’UE, il processo della Brexit non è affatto finito.

Che effetto avrà la Brexit sul futuro degli studi di diritto europeo nel Regno Unito?
Lo studio del diritto UE rimarrà rilevante, anche in virtù del withdrawal agreement che estende l’applicazione del diritto europeo a una serie di contesti politici. Il trade agreement crea un nuovo contesto all’interno del quale si evolverà la relazione Regno Unito-UE e noi dovremo adeguare il nostro programma di studi in funzione di questi cambiamenti.

@AleAllocca


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