“La Brexit? Mi sembra di essere davanti a una ignoranza storica”

Parla Frankie hi-nrg tra i rapper più colti della scena musicale italiana a Londra live e per presentare il suo nuovo libro

“La Brexit? Mi sembra di essere davanti a una ignoranza storica”

 

Londra protagonista del tour europeo di Frankie hi-nrg mc. Il 12 e il 13 febbraio, infatti, l’artista e rapper italiano, sarà rispettivamente al “The Macbeth of Hoxton” per l’attesissimo showcase e l’indomani all’Italian Bookshop al 123 di Gloucester Rd, ore 19, per presentare il suo libro “Faccio la mia cosa”,

Ma come un libro? “Sì, un libro!” ammette il rapper intervistato per LondraItalia. Non stupisce, infatti, che un artista a 360 gradi come Frankie hi-nrg mc, al secolo Francesco Di Gesù, si sia cimentato con una opera scritta. In primo luogo perchè, a buon titolo Frankie hi-nrg è considerato tra i più colti rapper italiani. Quindi perchè il contenuto dello stesso, Frankie, lo conosce di prima, anzi primissima mano.

In ‘Faccio la mia cosa’ racconto il percorso alla musica, come mi avvicino a questa e come ne abbia fatto un mestiere”. Nelle 242 pagine per la collana ‘Strade blu’ di Mondadori, il rapper italiano ci mette tutto se stesso, riempiendole di dettagli e particolari che intrecciano la sua esistenza con la storia della musica, sin dal 1969, “quando una canzone si impone come mia preferita, segnando permanentemente il mio gusto artistico: la hit di Vincenzo Pastorelli ‘Volevo un gatto nero‘”.

“Faccio la mia cosa” è il tentativo di presentare Francesco Di Gesù prima del 1992, l’anno dell’esordio con il successo ‘Fight da Faida’, dando senso e organizzando le esperienze che lo hanno portato alla consacrazione come rapper.

Come mi sono approcciato a questo libro? Con grande entusiasmo e senza limiti” ammette. “La forma canzone ha degli oggettivi limiti. Non puoi fare un brano da nove ore, ma se devi raccontare qualcosa di più articolato, un libro è la modalità adeguata”.

Ma il limite non è solo materiale, è anche ideale. Illimitato come libero. Senza categorie. “Non mi dà fastidio essere categorizzato, ma voglio stare in più scaffali. Non amo la limitazione, come se qualcuno dovesse solo limitarsi al proprio ambito, come se un gommista non avesse il diritto di esprimersi su cose diverse dalla qualità di uno pneumatico” la butta in metafora.

Ed infatti Francesco Di Gesù è regista, musicista, fotografo, pensatore. È un artista fluido e poliedrico. Uno di quelli che non puoi inquadrare. Un prurito per una società che cerca costantemente di inquadrarti, definirti, omologarti. Una società di benpensanti contro la quale Frankie hi-nrg mc ha scritto quello che è diventato, per tutti, un inno, un contributo alla libertà di pensiero ed espressione: ‘Quelli che benpensano’. Un brano che ha accompagnato generazioni.

Chi sono, oggi, quelli che benpensano? “I figli dei benpensanti” taglia corto. “Nel 1997 avevo un poco esagerato nella rappresentazione della società italiana, ignorando che avevo solo anticipato, di fatto, la realtà che avremmo vissuto”. A distanza di anni, la riscriveresti? “Dovrei certamente essere ancora più estremo nel racconto. Comunque Marracash ha scritto ‘Quelli che non pensano’ un testo che guarda nella stessa direzione”.

Restando al presente, e alla vigilia del suo viaggio a Londra, non possiamo glissare su Brexit e sui sempre più numerosi italiani all’estero che lasciano il Belpaese per reinventarsi altrove.

Andare via ha radici diverse. A volte andare via è essenziale per sfuggire al senso di soffocamento in una dimensione che non è fatta solo di bei panorami, cibo, famiglia. Ogni migrazione, piccola o grande che sia crea disagi, malessere, ma quello che mi viene da dire è ‘amico mio fatti forza il divenire è tutto davanti a te”.

E sulla Brexit? “Agli italiani direi di tenere alto il radar sull’immigrazione”, si rivolge ai connazionali, facendo riferimento al volantino – minaccia agli europei di parlare inglese affisso nella periferia londinese. “Se parliamo di una svolta di tipo sovranista, il cui obiettivo è cacciare gli stranieri, mi sembra essere davanti ad una ignoranza storica. L’impero britannico ha sempre governato con forti iniezioni di sincretismo, un po’ come gli antichi romani. Una chiusura autarchica, sinceramente, mi sembra un grosso errore, un passo indietro discutibile” conclude già proiettato al suo tour europeo.

Prima tappa Berlino, poi Londra. Sul palco del Macbeth di Hoxton sarà insieme al deejay Pandaj. Il costo del biglietto è di £16.5 e in prevendita si può acquistare su questo sito internet ufficiale.


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