“La Brexit ci penalizza, servono nuove regole”. L’appello del mondo dello spettacolo britannico

I sindacati del panorama dell'entertainment si sono schierati contro le limitazioni alla circolazione delle persone (e quindi degli artisti) in Europa

“La Brexit ci penalizza, servono nuove regole”. L’appello del mondo dello spettacolo britannico

 

“Il mondo dello spettacolo rischia di pagare un caro prezzo per la Brexit”. A lanciare l’allarme sono gli addetti ai lavori, attori, ballerini e maestranze, che lamentano devastanti conseguenza per l’assenza di una disciplina di favore nel post Brexit.

Come mondo dello spettacolo abbiamo collaborato negli ultimi 4 anni con il governo inglese, ma le nostre proposte non sono state incluse nell’accordo di libero scambio con l’UE” lamenta Julian Bird, a capo delle sigle sindacali SOLT e UK Theatre. 

“Ora che l’accordo di libero scambio è stato concluso con l’Europa e stiamo comprendendo cosa significhi concretamente, vogliamo lavorare con il governo e le controparti europee su altri meccanismi che possano salvaguardare la storica reputazione del Regno Unto quale esportatore di teatro di qualità e incoraggi i colleghi europei a collaborare con noi” continua Bird che, però, guardando al futuro spiega: “Anche se il settore è largamente impegnato a resistere al Covid-19, abbiamo già segnali di cancellazioni, con profitti e posti lavori che lasciano il Regno Unito in favore dell’Europa”. 

Uno dei maggiori elementi di discordia è rappresentato dalla disomogeneità delle politiche di ingresso nei ventisette paesi europei. La scelta di Londra di non garantire la libertà di movimento agli europei nel Regno Unito, ha condotto al maggior sacrificio per i britannici che, in ossequio al principio di reciprocità che regola i rapporti internazionali, non godono di libera circolazione nel perimetro europeo. (Qui un nostro artcolo sul visto per i musicisti e artisti in ingresso in UK, e dall’UK verso i altri 27 stati membri)

Spiegano dal cartello sindacale formato da UK Theatre, SOLT, ABO, One Dance UK, ISM e UK Music: “Con la Brexit le diverse politiche in termini di visti e permessi di soggiorno in tutta Europa, stanno creando grave incertezza. Chiediamo che il governo riveda le politiche in tema di soggiorni brevi nel Regno Unito e raggiunga un accordo con l’Europa per superare tali limitazioni per gli artisti del mondo dello spettacolo”. 

A questo, poi, si aggiungano gli ulteriori costi di trasporto di merci, troupe e attrezzature, contro i quali si chiede al governo britannico “di garantire una esenzione per questi prodotti” nonché ristori per “bilanciare i nuovi costi e le perdite accumulate cosí come è stato fatto per la pesca britannica”.  

Un SOS in pieno stile per un settore che affronta le acque tumultuose del divorzio da Bruxelles.